Crotone, traffico illecito di beni archeologici calabresi: 21 indagati, due in carcere, perquisizioni in Italia e all’estero

18/11/2019 – In codice è stata denominata operazione «Achei» dal nome della prima popolazione ellenica che abitò la Grecia. Perché l’indagine riguarda il mondo dell’arte di quel periodo, oggetto di razzie criminali e di guadagni illeciti ingenti da parte di un’agguerrita holding criminale. A coordinare l’inchiesta è stata la Procura di Crotone, a occuparsene fino dal 2017 sono stati i carabinieri del comando Tutela patrimonio artistico e culturale. Finché la scorsa notte son oscattati arresti e perquisizioni, in Italia (Crotone, Bari, Benevento, Bolzano, Caserta, Catania, Catanzaro, Cosenza, Ferrara, Frosinone, Latina, Matera, Milano, Perugia, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Roma, Siena, Terni e Viterbo) e all’estero (Francia, Germania, Inghilterra e Serbia).

Oltre 350 carabinieri hanno messo così fine all’attività di una banda di tombaroli che ha devastato importanti porzioni delle aree archeologiche di «Apollo Aleo»” a Cirò Marina, di Capo Colonna, di «Castiglione di Paludi» nel Comune di Paludi, del Cosentino, dell’area di Cerasello. In totale sono 180 gli indagati, per 23 dei quali sono già scattate le misure cautelari. Sono finiti in carcere Giorgio Salvatore Pucci, 58 anni, di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni, di Scandale: per passione erano diventati esperti archeologi e sono state aperte loro le porte di importanti case d’asta in Germania e Inghilterra, dove venivano venduti i reperti trafugati, finiti anche in mercati del nord Europa, nascosti dentro auto o camion.

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Gli altri 21 indagati finiti agli arresti domiciliari tra Crotone, Milano, Perugia, Catanzaro, Benevento e Fermo sono Antonio Camardo, 56 anni, di Pisticci; Raffaele Gualtieri, 56 anni, di Isola Capo Rizzuto; Santo Perri, 58 anni, di Sersale; Alfiero Angelucci, 70 anni, di Trevi; Enrico Cocchi, di Castano Primo; Francesco Comito, 30 anni, di Rocca di Neto: Giuseppe Caputo, 42 anni, di Dugenta; Sebastiano Castagnino, 47 anni, di Petilia Policastro; Simone Esposito, 35 anni, di Rocca di Neto; Giuseppe Gallo, 68 anni, di Strongoli; Domenico Guareri, 65 anni, di Isola Capo Rizzuto; Vittorio Kuckiewicz, 72 anni, di Fermo; Franco Lanzi, 67 anni, di Norcia; Leonardo Lecce, 70 anni di Crotone, Raffaele Malena, 72 anni di Cirò Marina, Marco Godano Otranto, 26 anni, di Crotone; Renato Peroni, 48 anni, di Magnago; Vincenzo Petrocca, 55 anni, di Isola Capo Rizzuto, Aldo Picozzi, 67 anni, di Castano Primo; Domenico Riolo, 37 anni, di Scandale; Dino Sprovieri, 53 anni, di Cirò Marina.

Alcuni di loro sono stati filmati dai carabinieri mentre guidando ruspe e mezzi meccanici scavavano nelle aree protette dal vincolo archeologico, rubando ciò che il sottosuolo conservava ma anche compiendo irreparabili danni. Gli indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all’impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, di danneggiamento del patrimonio archeologico statale, di ricettazione ed esportazione illecita. «Siamo davanti – hanno commentato i magistrati che si sono occupati dell’indagine – a una vera e propria Criminalità Archeologica Crotonese, la cui base era a Isola di Capo Rizzuto, una rete perfettamente organizzata dove erano distinti i compiti di ognuno, molti dei soggetti indagati con i proventi mantenevano le loro famiglie garantendo anche una certa agiatezza».

Le indagini sono scattate nel 2017 a seguito di segnalazioni e denunce arrivate da dirigenti e funzionari di diversi uffici delle Soprintendenze ai beni culturali calabresi. Un’ultima denuncia risale allo scorso anno: facendo i sopralluoghi (durante uno di questi sono stati colti in flagranza alcuni degli indagati) i militari hanno trovato sul terreno profondi scavi a testimonianza delle escavazioni clandestine e a riprova delle razzie e saccheggi di opere d’arte anche parecchio importanti e di immenso valore, commercializzato in Italia ed all’estero attraverso la rete di ricettatori. Le indagini hanno visto partecipi anche gli investigatori di Europol ed Eurojust.

Franceschini: plauso ai carabinieri per il blitz
«Grazie a sofisticate tecniche investigative e alla collaborazione di Europol e delle forze di polizia estere competenti, in Italia, Francia, Regno Unito, Germania e Serbia, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha condotto a termine con successo una vasta operazione di contrasto al traffico illecito di reperti archeologici dalla Calabria al Nord Italia e verso l’estero recuperando migliaia di beni e sequestrando materiali utilizzati per gli scavi clandestini – ha commentato il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini -. Un’operazione che dimostra ancora una volta l’eccellenza del Comando dei carabinieri che opera dal 1969 a difesa del patrimonio culturale italiano». «A loro, alla Procura di Crotone che ha diretto le indagini, e a tutti i soggetti che vi hanno partecipato – ha aggiunto il ministro – va il plauso del governo italiano». – [FONTE]
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