Qualcuno diceva: “la mafia sarà sconfitta solo quando avrà occupato tutti i posti delle istituzioni”

dima_gratt17/01/2016 – La vergogna continua, la differenza tra Gratteri e Di Matteo. Uno con lo Stato, l’altro per la verità. E la stampa si accoda. 

Che differenza c’è tra due uomini incappucciati che si fingono poliziotti e bussano a casa del figlio di Gratteri ed un Totò Riina che, in carcere, dice chiaro e tondo “Stù Di Matteo non mi piace, bisogna organizzare un omicidio”? Ed ancora, sempre tra i due incappucciati e la notizia che un nuovo pentito dichiara che l’urologo Manca è stato ucciso dai servizi? Qualcuno di buon senso direbbe che non c’è confronto. La seconda e la terza notizia hanno un calibro ben più potente della prima.

Eppure per la nostra stampa non è così. Repubblica, forse sarà per il cambio di direzione, ma, nel fare questa ipotesi, vogliamo esser buoni, sbatte la notizia delle intimidazioni contro il figlio di Gratteri in buona evidenza. Il Fatto Quotidiano le dà, in prima, un taglio medio, con tanto di foto e titolo a caratteri importanti, per poi dedicare alla cosa quasi un’intera pagina.

 Non che ciò sia sbagliato, anzi. Anche le intimidazioni, per altro al figlio e non allo stesso procuratore antimafia, sono un fatto deprecabile e degno di nota.

Quello che stona è il fatto che le notizie di cui parlavamo sopra vengano praticamente ignorate dalla stampa “che conta”. Motivo? Semplicissima deduzione. Gratteri era stato voluto dal premier in persona come ministro della Giustizia. Non lo si può certo paragonare con chi indaga su ciò che farebbe del governo Renzi poltiglia, né, tantomeno, ad un omicidio legato a quegli stessi fatti loschi, che devono restare segreti.

Pur esprimendo tutta la nostra solidarietà a Gratteri e soprattutto a suo figlio, non possiamo fare a meno di notare la differenza nel trattamento delle notizie. E questo continua ad essere una vergogna, perché accredita ancora di più la tesi di uno Stato legato a filo doppio con la mafia. Stato, istituzioni, informazione (che definire disinformazione non sarebbe sbagliato), fanno tutti parte dello stesso calderone fomentato dall’omertà.

Viviamo in un paese in cui regna la mafia. Qualcuno di mia stretta conoscenza, degno di grande stima, diceva che la mafia sarà sconfitta solo quando avrà occupato tutti i posti delle istituzioni. Chi scrive ritiene che quel momento non sia lontano. di Danila SANTAGATA

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