Religioso, fuga d’amore con la volontaria. Scappa con il malloppo: quanto ha rubato

malloppo24/04/2016 – Il rettore camilliano del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati Casa Sollievo di San Camillo di Acireale, nel catanese, sarebbe fuggito con una volontaria della struttura e 27.900 euro dell’ente di beneficenza. Ha deciso di appendere la tonaca e rifarsi una vita, fuggendo con una volontaria e la cassa del centro di accoglienza che aveva gestito finora. Il rettore camilliano del centro di prima accoglienza per poveri ed emarginati “Casa Sollievo di San Camillo” di Acireale (Catania), un 44enne originario del Palermitano appartenente all’Ordine dei Chierici Regolari ministri degli infermi, è fuggito con una volontaria della struttura e con 28.000 euro appartenenti all’ente di beneficenza. Sulla vicenda è stata presentata una denuncia per appropriazione indebita dall’avvocato Giampiero Torrisi, legale dei religiosi. “Non è stata una fuga d’amore. Anziche’ farmi un’amante, ho deciso di lasciare l’abito sacro”, dice l’ormai ex rettore . L’uomo ha abbandonato tutto ma si sarebbe appropriato della cassa dell’ente, come riporta oggi il quotidiano “La Sicilia”. Per questo e’ stato denunciato per appropriazione indebita. “Se ammanco c’e’ stato – dice l’ex rettore – restituiro’ tutto”.

Rammaricato per la vicenda il vescovo della diocesi, Antonino Raspanti. “Sono molto amareggiato. Posso comprendere le fragilità umane, ma sono amareggiato per questo gesto un pò nascosto, di questo appropriarsi. Non è proprio per niente bello”, ha affermato il vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, che ha precisato di “non avere giurisdizione sui Camilliani, con i quali, essendo sul territorio, la Diocesi “si coordina in merito ad alcune attività”.

“Conosco bene il rettore – ha aggiunto Raspanti – perché a dicembre gli avevo affidato una serie di regali per fare un’asta di beneficenza. Sono andato con lui al pranzo di Natale con i poveri però ero ignaro completamente di qualunque tipo di difficoltà da parte sua”. Il vescovo di Acireale ha aggiunto di essere “sollevato” dall’aver saputo che i soldi dati dalla Diocesi, che finanzia in parte la mensa dei poveri dei Camilliani, “non sono andati in quel gruzzolo”. “Questo – ha concluso monsignor Raspanti – è stato un minimo di sollievo ma sono molto amareggiato”. FONTE

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