‘Ndrangheta in Emilia, “Carlo Giovanardi indagato per rivelazione di segreti d’ufficio e minaccia”

10/04/2017 – Inchiesta Aemilia, l’Antimafia indaga sul senatore Carlo Giovanardi. Indagato dalla Direzione Antimafia regionale per concorso con pubblici funzionari e imprenditori locali per rivelazioni di segreti d’ufficio e violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Per Giovanardi è stata proposta anche l’articolo 7 della legge 203/1991, ossia l’aggravante del metodo mafioso.

L’avviso di garanzia è espressione della massima tutela verso l’indagato, che in qualità di senatore della Repubblica ha anche maggiori tutele proprio perché rappresentante delle Istituzioni. Nei prossimi giorni, infatti, ci sarà un’udienza davanti al Gip per decidere se le intercettazioni telefoniche e i tabulati agli atti dei carabinieri di Modena, che hanno seguito tutte le indagini dell’inchiesta Aemilia, possano essere utilizzati. L’atto, notificato nei giorni scorsi al senatore, si inserisce nel terzo filone dell’inchiesta Aemilia, quella che riguarda la Prefettura di Modena e il metodo di iscrizione alla white list post sisma. Giovanardi, è ormai risaputo, è stato tra i principali oppositori delle white list che annientavano le aziende del territorio, l’occupazione e l’indotto, sostenendo invece l’introduzione di un commissario che potesse garantire continuità alle aziende interdette per vicinanza, possibili condizionamenti mafiosi o addirittura infiltrate.

Ma per sostenere la battaglia della Bianchini Costruzioni prima, e della Ios poi il senatore, secondo i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, è andato troppo oltre. Perché Giovanardi, come dimostrerebbe uno dei video ripresi da Alessandro Bianchini durante una riunione con il senatore, aveva avuto contezza dei rapporti tra gli imprenditori sanfeliciani e la ‘ndrangheta quando viene informato del fatto che c’era un giro di fatture false con Giuseppe Giglio, il primo pentito dell’inchiesta, guidata dai carabinieri di Modena.
“Guardate – dice il senatore relativamente alla strategia da adottare con la Prefettura e le forze dell’ordine – che se siete candidi come agnellini potete stare tranquilli, ma se uno ha solo una pulce, andando a fare uno scontro frontale poi la pulce salta fuori”.
I Bianchini allora “confessano” e da quel momento Giovanardi dovrebbe prendere le distanze, ma non lo fa. Anzi, continua nel pressing su Prefettura, capo di Gabinetto (Mario Ventura, anche lui raggiunto da un avviso di garanzia), questore, comandante della Finanza e dei carabinieri, responsabile del Girer fino alle più alte cariche romane, compreso il prefetto Bruno Frattasi, a quei tempi direttore dell’Ufficio legislativo e Relazioni parlamentari.
Tutto, credono i magistrati Antimafia, con il solo intento di agevolare la Bianchini Costruzioni e la Ios del figlio Alessandro (indagato alla pari del padre), così come già fatto in precedenza e per altre aziende del territorio con metodi che arrivavano a scomodare alti gradi delle istituzioni e a ipotizzare trasferimenti date le sue entrature al ministero degli Interni. E in Prefettura, secondo il teorema della Dda e dei carabinieri del Reparto Operativo di Modena, c’era chi aiutava Giovanardi in questa strategia, passando informazioni riservate, quelle poi riprese anche da Alessandro Bianchini nell’ormai famoso video con il doganiere Giuseppe De Stavola. – fonte

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