PAGHIAMO QUESTO NORVEGESE 20 MILIONI DI EURO L’ANNO PER PORTARCI MIGLIAIA DI CLANDESTINI

20/04/2017 – Siem Pilot. L’incredibile attività della nave che porta i migranti in Sardegna. Questa l’incredibile attività della nave Siem Pilot, che porta i migranti dalle coste libiche alle coste italiane, campane, siciliane e soprattutto sarde: 456 migranti a luglio 2015 (Cagliari); 963 ad agosto 2015 (Cagliari); 781 a settembre 2015 (Cagliari); 662 ad ottobre 2015 (Cagliari); 925 a dicembre 2015 (Palermo); 545 migranti ad aprile 2016 (Salerno); 1.017 a maggio 2016 (Salerno); 737 a giugno 2016 (Cagliari); 1.040 il 7 luglio 2016 (Palermo); 931 il 24 luglio 2016 (Cagliari). Forse è un resoconto impreciso per difetto (peraltro parte solo dallo scorso luglio), comunque evidenzia numeri molto importanti: 4.530 accompagnati a Cagliari, 1.965 a Palermo e 1.562 a Salerno.

E’ una nave battente bandiera norvegese con il quartier generale alle Isole Cayman (Siem Offshore), ma fa parte del gruppo britannico Subsea-7 del signor Kristian Siem, a cui potremmo chiedere chi paga questi viaggi della fratellanza e dell’amore. A occhio potrebbero essere mecenati disinteressati, tipo Geoge Soros o Bernard Kouchner. Quest’ultimo fondatore di “Medecins sans Frontieres”, fino a novembre 2010 ministro degli Esteri nel governo Sarkozy, proprio quel governo che ha distrutto la Libia di Gheddafi e tentato costantemente di fare lo stesso con la Siria di Bashar al Assad, creando ondate di profughi che le navi Dignity, Bourbon Argos e Aquarius, vanno poi regolarmente a prendere a 15 miglia dalla costa libica per portarli da noi a 300 miglia di distanza. Quello stesso Kouchner definito dal “Jerusalem Post” come uno tra i 15 ebrei più influenti al mondo. A proposito di MsF, solo negli ultimi mesi del 2016 hanno trasportato almeno tremila migranti, ma i loro dati ufficiali per il 2015 indicano “20.129 salvataggi diretti e più di 80 sbarchi in Italia”.

Tornado ai proprietari della Siem Pilot, Martin Siem, papà di Kristian (attuale benefattore marittimo), ha lavorato durante la guerra per una rete di intelligence alleata (la norvegese Rmo) fino a divenirne il responsabile. A lui si deve l’affondamento nel gennaio 1945 della nave tedesca SS Donau definita la “Nave degli schiavi”, in quanto impiegata per portare ebrei norvegesi da Oslo ai campi tedeschi in Polonia. Può essere che in quel periodo fosse già entrato in contatto con il polacco Yaakov Meridor, allora membro di Irgun e Haganah (organizzazioni paramilitari ebraiche) e successivamente ministro in Israele (nella foto: Martin Siem, a sinistra, con Yaakov Meridor, a destra). Rapporti evidentemente intensi se nel 1965 dovette dimettersi da direttore generale della Akers Mekaniske Verksted, per aver fornito navi a Israele dai cantieri francesi di Cherbourg, nonostante il divieto allora imposto da De Gaulle. Tant’è che la vita di Martin, padre di Kristian, su Wikipedia esiste solo in tre lingue: ebraico, norvegese e inglese.

Quello che sta veramente accadendo è semplicemente il tentativo di de-nazionalizzare gli stati nazionali attraverso l’uso di migranti non assimilabili. Se fosse solo un problema demografico come viene raccontato, sarebbe più conveniente l’immigrazione di popolazioni a noi più affini. Gli ucraini se potessero verrebbero in massa. Affini etnicamente e religiosamente, avrebbero il vantaggio che i loro figli sarebbero totalmente assimilati, senza ghetti di emarginati rancorosi di tipo francese o statunitense.

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Ma questo non va bene. Perché quello che serve è proprio l’immissione di popolazioni che non possano assimilarsi. Per destabilizzare e permettere il controllo remoto dello stato-colonia. Tutto questo in qualche maniera richiama la decolonizzazione dell’impero britannico, quando dal 1947 le colonie ottennero l’indipendenza e i britannici disegnarono i confini in modo da non regalare mai una omogeneità etnica. Un simpatico lascito di caos. Le élite che controllano gli Stati Uniti si stanno preparando al dopo-Nato e un’Europa massacrabile da conflitti interni è quanto di più auspicabile. – fonte

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