L’altolà del Colle all’attivismo di Renzi Dopo il discorso all’assemblea Pd, telefonata tra il Colle e l’ex premier: in caso di crisi toccherà a Franceschini

10/05/2017 – Tira un’arietta tesa tesa tra il Nazareno e il Quirinale. Tornato in sella con la vittoria alle primarie che gli ha ridato le chiavi del Pd, Matteo Renzi non ha perso tempo per mordere il freno. Incalzando, già sul palco dell’assemblea Pd che lo ha formalmente riconfermato segretario, il capo dello Stato. Al quale Renzi ha spiegato che se la legge elettorale non si fa “è colpa delle opposizioni”, riferendosi alla recente nomina in Commissione Affari Costituzionali di in presidente non gradito al Pd.

Da parte sua, Mattarella di concerto con Boldrini e Grasso, in un vertice a tre dello scorso 26 aprile, aveva fatto sapere che senza un paio di ritocchi pesanti all’attuale legge elettorale, lui non avrebbe mai proceduto allo scioglimento delle Camere prima della naturale scadenza della legislatura. Per il segretario Pd, invece, la legge potrebbe andare anche così e non è un segreto che lui voglia tentare la strada del voto ad autunno 2018.

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Secondo il quotidiano “Il Giornale”, però, l’ipotesi sarebbe comunque peregrina. Fonti del Quirinale hanno infatti fatto sapere che anche in caso di caduta di Gentiloni, che nelle scorse ore Renzi ha di fatto commissariato con la famosa “cabina di regia”, non si andrebbe al voto, ma ad un nuovo governo, che sarebbe l’ennesimo in quasi cinque anni a nascere senza avere alle spalle il voto degli italiani. Per il premier che traghetterebbe l’Italia alle elezioni di primavera 2018, tra un anno, girerebbe pure già un nome: quello di Dario Franceschini. Fonte Liberoquotidiano.it

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