Vasco Rossi, record mondiale di vendite per un’unica data. La notte di Modena col fiato sospeso. Oggi per i fan di Vasco è il giorno più lungo

01/07/2017 – Lo senti che bel rumore, Modena, t’immagini se fosse sempre così? Sempre no, non è possibile, non è giusto, non è sostenibile. Ma prima d’ora non lo era stato mai. Una città invasa, una città ferma, una città paralizzata per tre giorni, s’era detto, enfatizzando i disagi. Una città in festa, una città che si riscopre importante, una città viva come mai prima d’ora, questo è l’altro lato. Modena Park non è poi così fuori Modena come cantava Vasco in quella canzone là, una canzone scritta quarant’anni fa e che oggi probabilmente sarebbe censurata, Modena Park è al centro della città. E da ieri è il centro della città che è improvvisamente diventata il centro della scena rock italiana. E allora forse questo varrà bene qualche disagio, foss’anche rimandare d’un paio di giorni un esame.

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Mentre alle 21,30 s’aprono i cancelli a 24 ore dal concerto, con un colpo di teatro dettato dalla troppa calca già riversatasi sulle strade modenesi, “Sono giovani, li capisco”, commenta solo uno degli anziani residenti attorno al viale Italia. Una di quelle stradone normalmente intasate d’auto e che da ieri sono aree pedonali di quel Vasco fan club village che è diventata Modena per questo weekend. Ma mica tanto giovani, verrebbe da ribattere, l’età media è un concetto poco sensato in una platea sterminata da 220mila persone che vanno dagli 0 ai 99 anni, come recitavano le scritte su quei vecchi giochi da tavola.

In una città più che raddoppiata rispetto alle sue 180mila anime, l’invasione del centro nel giorno prima non è la temuta orda, perché è attorno al parco Ferrari che si concentrano i più. Certo, non è un venerdì sera qualunque, e questo lo capisci subito se hai visto Modena almeno una volta. Non fosse comunque chiaro, ci pensano i bar che mandano a gettito continuo le canzoni di Vasco, con capannelli spontanei che si formano ovunque ci sia spazio per unirsi ai cori. Vedi piazza della Pomposa, stipata da una calca affannata tra balli e canti come a un concerto, quando invece è solo la radio d’un bar a fomentare un migliaio di persone.

Chi qui è nato, Modena l’ha conosciuta come una piccola città, un bastardo posto, si sa; mentre da chi è cresciuto nella sua provincia fino alla maggiore età è stata vista come una metropoli, il massimo centro di vita cui aspirare per un sabato diverso, le colonne d’Ercole del proprio mondo. Quel mondo per cui, invece, Modena è sempre stata la provincia, un posto di passaggio. Ok, ha avuto la fortuna di Pavarotti e dei suoi friends, che per anni hanno portato sotto la Ghirlandina star che mai v’avrebbero messo altrimenti piede.

Che in fondo dai, dire fortuna è ingiusto, sarà anche un po’ saper coltivare i propri talenti, perché l’Emilia dalle sue cose umili ha sempre dimostrato di saper tirar fuori un impero, nella filosofia del se non ti va di puntare al meglio allora tanto vale non iniziare. E allora da quattro ruote e un motore metti in piedi la Ferrari, da un pezzetto di pasta e carni tritate tiri fuori i tortellini, da un po’ di mosto d’uva t’inventi l’aceto balsamico che all’etto vale quasi quanto l’oro. E da un umile ragazzo di provincia, piaccia o meno, ha fatto nascere una star che in qualche modo ha cambiato la vita di milioni di persone.



Sembrerà forse un’esagerazione, ma chiedetelo a uno dei 220mila che oggi affolleranno Modena Park, chiedetelo alla giovane coppia che ci dice che la loro figlia appena nata si chiama Giulia, “perché poi quando le diremo Brava Giulia penseremo a Vasco”. Quindi, perché se si deve fare un mega-evento unico, di quelli once in a lifetime, si direbbe, anche se non siam mica gli americani, non fare il migliore di sempre, perlomeno il più grande di sempre?Certo, era e resta un rischio. Sin qui la città ha retto e la macchina ha funzionato,

ma il grosso deve ancora iniziare. Solo a posteriori sarà possibile dare un giudizio finale. L’impressione del giorno prima è quella di un rischio che valeva la pena di correre, al di là dei 6 milioni di euro di indotti stimati per la città. Contro la paura, diceva Vasco ieri. E contro l’idea che cose così possano accadere sempre e solo altrove. – fonte

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