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21/08/2017 – Papa Francesco è entrato a gamba tesa nel dibattito italiano sullo ius soli con una posizione, neanche a dirlo, totalmente a favore della cittadinanza agli stranieri nati in Italia. Nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, prevista per il prossimo 14 gennaio, Bergoglio ha messo nero su bianco che al momento della nascita “va riconosciuta e certificata” la nazionalità.
Il Pontefice nel suo intervento che la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo “offre una base giuridica universale per la protezione dei minori migranti.

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A essi occorre evitare ogni forma di detenzione in ragione del loro status migratorio, mentre va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria. Parimenti è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento. Nel rispetto del diritto universale a una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita”.

Ma non è tutto. Il Papa-premier continua: “La apolidia in cui talvolta vengono a trovarsi migranti e rifugiati può essere facilmente evitata attraverso una legislazione sulla cittadinanza conforme ai principi fondamentali del diritto internazionale. Lo status migratorio non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio”.



Il Papa ha voluto dire la sua anche sullo Ius culturae, cioè il diritto di ricevere un’istruzione nel Paese d’accoglienza. Secondo il pontefice a tutti i bambini “va assicurato l’accesso regolare all’istruzione primaria e secondaria”, un diritto già previsto ad esempio in Italia. Una posizione già ribadita ieri dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenuto al Meeting di Cl, a pochi giorni dagli attentati in Spagna, Germania e Finlandia che hanno rimesso in discussione in tutta Europa la possibilità di concedere meno facilmente la cittadinanza agli stranieri. – FONTE

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