Facebook e le fake news degli anti-abortisti

11/11/2017 – Il New York Times ha pubblicato un articolo che racconta come Facebook stia sostanzialmente ignorando una particolare forma di fake news: quelle legate agli antiabortisti. Facebook e Google sono da tempo accusati di non fare abbastanza per fermare la diffusione di notizie false sulle loro piattaforme, ma quelle prodotte sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza hanno delle particolarità, rispetto alle altre. Almeno tre. E tra tutti gli articoli che hanno come argomento l’aborto, quelli che dicono cose non vere risultano essere tra i più condivisi.

L’anno scorso, poche settimane prima delle elezioni negli Stati Uniti, sul sito Mad World News fu pubblicato un articolo contro Hillary Clinton, in cui si spiegava che la candidata del Democratici aveva sostenuto una serie di argomenti falsi sul tema dell’aborto tardivo.

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Si diceva ad esempio che i casi in cui un’interruzione di gravidanza è giustificata dal pericolo per la salute della donna (che è uno dei casi citati dalle legislazioni che prevedono l’aborto, compresi gli Stati Uniti) in realtà non esistono. Ma non viene citata alcuna fonte o alcuna ricerca a sostegno di questa affermazione, e vengono invece presentati come fatti diversi aneddoti e opinioni. A metà della storia, l’autrice ha poi inserito un’infografica che spiega come avviene il partial-birth abortion, o aborto con nascita parziale, e cioè una tecnica di aborto che è utilizzata negli ultimi mesi di gravidanza durante la quale viene aspirato il contenuto cerebrale del feto prima di completare l’espulsione intra-vaginale. La procedura, praticata nel secondo semestre di gravidanza, è però attualmente illegale negli USA. L’articolo è stato condiviso più di 1 milione di volte su Facebook e, secondo BuzzSumo, strumento di ricerca e monitoraggio su internet, è stato il pezzo che parlava di aborto più condiviso su Facebook lo scorso anno.

Qualche giorno fa, i rappresentanti di Facebook (insieme a quelli di Twitter e di Google) hanno partecipato a un’audizione davanti al Congresso degli Stati Uniti per rispondere alle domande sull’utilizzo dei loro servizi, soprattutto pubblicitari, da parte di centinaia di account russi per condizionare la campagna elettorale e le elezioni presidenziali del 2016. Facebook ha anche presentato un nuovo ambizioso programma per limitare la diffusione di notizie false. «Non è chiaro se questi tentativi funzioneranno», scrive il New York Times e aggiunge che c’è anche un altro problema: finora, ci si è concentrati quasi esclusivamente sulla politica e sulle interferenze russe nelle elezioni degli Stati Uniti. Non è stata invece affrontata la grande quantità di notizie false che hanno a che fare con i diritti riproduttivi, la scienza e la salute. Non si sta dunque parlando di articoli di opinione contro il diritto di aborto, ma di articoli che usano falsi argomenti contro il diritto di aborto.

Gli articoli che parlavano di interruzione di gravidanza in modo documentato e credibile pubblicati dal New York Times e dal Washington Post non sono stati tra i più condivisi su Facebook lo scorso anno, sempre secondo BuzzSumo, almeno non quanto quelli del sito LifeNews.com che sull’aborto produce invece «un’enorme quantità di disinformazione». E ancora: la pagina Facebook di Live Action, movimento antiabortista, ha due milioni di seguaci e pubblica video in cui, tra le altre cose, si dice che c’è una correlazione tra l’aborto e il cancro al seno. Ovviamente non è vero.



Le attuali iniziative di Facebook per contrastare le notizie false possono in teoria essere applicate a diversi ambiti, ma, dice il New York Times, esistono numerosi ostacoli umani e tecnici che impediscono che la disinformazione sui diritti riproduttivi venga identificata, controllata e rimossa in un tempo ragionevole o che venga rimossa in generale. Per tre motivi. Fino a ora Facebook si è concentrato sull’eliminazione dei dominii che imitano o sono volutamente simili a reali fonti di notizie oppure sui profili legati ad attività di spam: ma i siti anti-abortisti sono diversi. Non imitano pubblicazioni reali e alternano articoli con notizie vere ad altri più di opinione che contengono informazioni false, ad altri ancora in cui il confine tra verità e falsità è molto sottile.


Inoltre: una delle strategie pensate da Facebook contro le “fake news” è quella di non dare la possibilità alle pagine che le pubblicano di ospitare pubblicità, togliendo di fatto soldi a tutti quelli che utilizzano le notizie false per guadagnare. Questa iniziativa si basa ovviamente sul presupposto che la maggior parte delle fake news abbia motivazioni finanziarie. Chi invece pubblica notizie false contro l’aborto ha innanzitutto motivazioni ideologiche e sono spesso persone spinte da credenze religiose o politiche: «Il loro scopo non è quello di trarre profitto dagli annunci. È quello di convincere i lettori del loro punto di vista: che l’aborto è moralmente sbagliato, che l’autismo è causato dai vaccini o che il cambiamento climatico non è reale».
Infine: va tenuto conto del fatto che la pressione e l’opinione pubblica influenzano e dirigono l’attenzione di Facebook contro le bufale. Ora ci si sta occupando della Russia e delle elezioni presidenziali statunitensi del 2016, ma durante la campagna elettorale gli sforzi di Facebook per impedire interferenze e diffusione di disinformazione sono state praticamente inesistenti.

Secondo il New York Times non c’è niente che faccia pensare che in futuro Facebook non si concentrerà solamente sulle notizie evidentemente false lasciando fuori dal proprio intervento tutto ciò che ha invece a che fare con la «disinformazione alimentata da persone reali senza incentivi finanziari». Ed è per questo che «quelli di noi che sono preoccupati per la disinformazione sui diritti riproduttivi devono farsi sentire».
Il prossimo anno in Irlanda ci sarà un referendum sull’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione, che equipara il “diritto alla vita del nascituro” al “diritto alla vita della madre”, rendendo di fatto illegale l’aborto in quasi tutte le circostanze. Le attiviste e gli attivisti a favore del diritto all’aborto in Irlanda hanno già espresso la loro preoccupazione per il ruolo che nella votazione avranno le notizie false e la disinformazione che prevedibilmente circoleranno online. FONTE
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