“Da Afragola con furore”: editoriale di Marco Travaglio

02/12/2017 – Siccome ogni giorno ha la sua banca (e la sua balla), non ve ne sarete accorti. Ma l’accorata denuncia del noto apostolo della verità Matteo Renzi contro la centrale mondiale delle fake news putinian-grillin-leghiste che da Mosca rimbalza a Milano nella sede della Casaleggio Associati e contemporaneamente nella sede della Lega Nord in via Bellerio, per fare il lavaggio del cervello agli elettori italiani e trascinarli obtorto collo a votare Di Maio o Salvini, trova conferme ogni giorno più inquietanti.

Sulle prime, lo confessiamo, avevamo preso la cosa un po’ sottogamba. Renzi citava il New York Times e il sito americano Buzzfeed, ma il presunto scoop made in Usa era opera dell’“analista indipendente” Andrea Stroppa, ex hacker di Torpignattara, così indipendente da essere consulente di Renzi.

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L’impressione era che i Matteo Boys se la cantassero e se la suonassero in famiglia, usando gli States per nobilitare i loro lavoretti domestici. Tantopiù che non si capiva che diavolo c’entrassero la Lega e il M5S con la miriade di pagine e gruppi social che ne scimmiottano i loghi per rilanciare bufale usando gli stessi codici Google per la pubblicità, ma non sono canali ufficiali né autorizzati; che i rubli e le prove dei legami col Cremlino tardavano a vedersi; e che le stesse notizie le avevamo già lette mesi fa su Affaritaliani.it. Il che rendeva un po’ comica la fake news anti-fake news di Renzi: “Cari 5Stelle e leghisti, vi abbiamo sgamati!”. Poi però, siccome siamo appassionati di gialli, abbiamo divorato tutte le notizie sul tema. E ci siamo convinti, non senza un brivido di terrore nella schiena, che è tutto vero.

Merito dei migliori segugi di Stampa, Messaggero e Mattino, che hanno scoperto l’assassino. La prima folgorazione ci ha colti martedì dalla prima del Mattino: “Fake news, l’alleanza populista. Una pista napoletana svela gli intrecci tra i siti di ispirazione grillina e quelli leghisti”. Perbacco, ci siamo detti, l’affare s’ingrossa: Mosca, Milano e ora Napoli. Anzi, per la precisione, Afragola. Lì è stata scoperta la prima cellula italiana delle fake news, capitanata addirittura da “Marco Mignogna, esperto di marketing coche ”, “webmaster freelance” e “titolare di Infoa5Stelle, sito che ha un gruppo Facebook da 95 mila followers”. Me cojoni. Il putribondo figuro si presenta nientemeno che come “attivista del M5S” e ha la stessa email “usata per creare il dominio Iostoconputin.org”. Mossa astuta per nascondere la “possibile regia russa”. Ma sentite che fa il sagace Mignogna per occultare meglio il suo ruolo di agente di collegamento fra i 5Stelle e la Lega.



“È amico su Facebook della Raggi, di Di Maio, del senatore M5S Lello Ciampolillo e del guru della comunicazione di Salvini”. Ammazza che volpe. Poi dice che Renzi lo sgama: per forza. Anche Jacopo Iacoboni della Stampa l’ha sgamato subito: “L’abbiamo contattato e non ci ha risposto. Dice, ovviamente, di lavorare in modo non ufficiale” (però: non gli ha risposto, però dice). Ma al detective Jacopo non la si fa: “Il suo logo evoca il giallo”, il che già la dice lunga, e persino “le 5 stelle”, dunque, anche se non parla, non la racconta giusta. E non basta. Il Mattino scopre che il tenebroso Mignogna è pure amico su Fb di un altro capo-cellula, stavolta dormiente, del putinismo: Armando Manocchia da Imola, ex leghista e “dominus del sito anti-islamico e anti-immigrati ImolaOggi”. La Lega l’ha più volte diffidato dall’uso del marchio, ma è chiaro che è un emissario di Grillo&Salvini. Già che c’è, il Mattino infila pure “l’imprenditore edile Vincenzo Todaro”, siciliano di Sciacca che “vive a Parma” perché “si è reinventato ‘editore’”: è “patron del sito La Catena Umana e gestisce una ventina di siti di notizie poco attendibili”. Non ai livelli del Mattino (Todaro non ha intervistato il giudice Esposito aggiungendo a sua insaputa una domanda sulla condanna di B.), ma è appena agli inizi: si farà. Voi direte: e Lega, M5S e Putin che c’entrano? Ingenui che non siete altro. Il Mattino li sgama così: “Todaro dichiara di non essersi ispirato al modello Grillo, ma forte di più di 500 mila accessi a settimana ha confessato: ‘Non escludo che Catena Umana possa evolvere in un movimento’”. E, se non lo esclude, vedrete che evolve.


Ricapitolando: Mosca, Milano, Afragola, Imola. E non è tutto: c’è pure Frascati, dove ci conduce un reportage esclusivo del Messaggero: “Sul campanello di una palazzina in centro c’è scritto Web365. Sì, è proprio la società indicata da Buzzfeed e NYT come capofila di una centrale di fake news”. Roba grossa, roba che scotta: “Entri nel piccolo appartamento a piano terra e trovi crocefissi e immagini della Madonna”. Tipico depistaggio per nascondere le icone russo-ortodosse. “No, non ci sono decine di pc in fila, anzi non ce n’è neppure uno”. Furbi, loro. “Stefano, l’unico presente, gentile spiega: ‘Ma questa è la sede di un’associazione di volontariato che aiuta i poveri, Luce di Maria”. La classica copertura: dietro c’è un altro agente del Cremlino, “l’imprenditore romano Gian Carlo Colono che per Buzzfeed produce come in una catena di montaggio notizie gonfiate”. Parla per lui il fratello Davide (come Casaleggio, non a caso): “Siamo tutti cristiani, per questo abbiamo concesso a Luce di Maria la sede di Frascati”. Il segugio, forse fiutando quell’odorino di cavoli tipico di Mosca, non ha dubbi: “Il tema fake news è colossale… c’è il timore che con questo strumento anche dalla Russia si influenzino gli equilibri politici internazionali”. Del resto, sono mesi che Putin passa le giornate al telefono con Frascati, Imola e Afragola, facendo l’accento svedese e tentando invano di pronunciare “Mignogna”. Ma Renzi ci ha messo poco a sgamarlo: “Vladimir, è lei?”
di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 2 Dicembre
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