Scoperta la fabbrica di permessi facili per cittadini stranieri: chi sono gli arrestati (VIDEO)

18/01/2018 – Corruzione, violazione del segreto di ufficio, traffico di influenze illecite, falso ideologico e materiale, omissione di atti d’ufficio, procurato ingresso illegale e agevolazione della permanenza nel territorio dello Stato di almeno 181 cittadini stranieri. Ha portato all’arresto di 13 persone e all’applicazione di altre 5 misure cautelari l’operazione “Whitewash”, con cui la Squadra Mobile della questura di Pistoia ha fatto luce su un traffico di permessi di soggiorno che vedeva coinvolti anche liberi professionisti e pubblici dipendenti: due impiegati del Comune di Pistoia, uno della prefettura e una poliziotta ora in pensione. Oltre 200 gli indagati.

Dai 1.000 ai 1.500 euro per un permesso, dai 4.500 agli 8.000 per un ricongiungimento familiare. Queste le cifre che gli stranieri (soprattutto pakistani) erano disposti a pagare, per un giro d’affari che, tra il gennaio 2013 e il febbraio 2017, ha fruttato secondo gli investigatori circa 300.000 euro.

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I nomi. A finire in carcere, il presunto organizzatore del traffico di documenti illegali, un pakistano da anni residente a Pistoia, Iqbal Asjid, 42 anni. Destinatari della misura degli arresti domiciliari, invece, Massimo Morini, 69 anni, revisore contabile di Monsummano; Franca Maino, 54 anni, residente ad Altopascio, sovrintendente della Polizia di Stato in pensione, in forza prima all’ufficio stranieri della questura di Pistoia e poi alla questura di Livorno; Salvatore Bracco, 47 anni, falso consulente del lavoro domiciliato a Empoli; Alfredo Maddaloni, 53 anni, di Montecatini; Fiaz Ahmad, 39 anni, pakistano domiciliato a Pistoia; Qaisar Amir, 41, pakistano domiciliato a Prato; Shabaz Ahmed, 47, pakistano domiciliato a Prato; Muhammad Chaudhry, 55 anni, pakistano domiciliato a Prato; Qaisar Farooq, 48, pakistano domiciliato a Praro; Abid Hussain, 37 anni, pakistano domiciliato a Pistoia; Ghulam Mustafa, 28 anni, pakistano domiciliato a Pistoia; Uzma Noreen, 40 anni, pakistano residente a Pistoia.

La misura della sospensione dal pubblico servizio è scattata invece per Valerio De Angelis, 53 anni, di Pistoia, impiegato allo Sportello unico immigrazione della prefettura; Enrico Ricciarini, 58 anni, e Sergio Cotti, 55, entrambi residenti a Pistoia e dipendenti dell’ufficio tecnico del Servizio urbanistica del Comune.

Divieto temporaneo di esercizio dell’attività professionale invece per la consulente del lavoro Barbara Capecchi, 48 anni, di Agliana, e Adriano Gagetti, 59 anni, commercialista di San Giuliano Terme.



L’organizzazione. Un meccanismo, pare, ben oliato quello che ha portato al rilascio di decine e decine di permessi a cittadini stranieri (che per questo sono venuti appositamente a Pistoia anche da Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Svezia e Grecia). In cui ognuno aveva un proprio ruolo. Da chi procacciava i clienti, anche all’estero, a chi falsificava la documentazione necessaria all’ottenimento dei permessi. Ai pubblici dipendenti che, di fronte a quei documenti falsi, chiudevano gli occhi in cambio di denaro e regalie (tra cui bottiglie di vino, un orologio, bracciali d’oro). A coloro – italiani e stranieri – che dichiaravano falsamente di avere alle proprie dipendenze o di ospitare in casa coloro che dovevano essere regolarizzati.


Le indagini. Le misure cautelari disposte dal gip Alessandro Buzzegoli su richiesta del pm Claudio Curreli arrivano al termine di una lunga indagine portata avanti dai poliziotti della Mobile guidati dal vicequestore aggiunto Antonio Fusco. Indagine partita dalla denuncia presentata il 9 dicembre 2015 da uno dei tanti pakistani onesti residenti a Pistoia: accusava un suo connazionale – Iqbal Asjid – di avergli rubato l’identità per portare avanti il suo traffico illecito, utilizzando anche il nome della sua ditta di imbianchino (da qui il nome dell’operazione, “Whitewash”) per far figurare le finte assunzioni necessarie per le regolarizzazioni. Da lì erano scattati gli accertamenti sui documenti e sul campo, con intercettazioni telefoniche e ambientali che hanno permesso di ricostruire l’ampio giro di complicità.

«Una magistrale indagine della Squadra Mobile – ha sottolineato in conferenza stampa il Questore di Pistoia, Salvatore La Porta – che ha permesso di scoprire questa organizzazione specializzata nel far ottenere documenti illegali grazie a documentazione falsa che veniva costruita ad hoc da liberi professionisti con la complicità di professionisti, pubblici ufficiali e dipendenti pubblici» – FONTE
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