La Nuotopoli Romana finisce in archivio. Conclusa l’inchiesta: la decisione della CdC

24/01/2018 – Il buco dell’acqua delle opere cantierizzate per i Mondiali di Nuoto di Roma del 2009 resta senza un responsabile. La procura della Corte dei conti ha archiviato il fascicolo sugli sprechi connessi alla realizzazione della Città dello Sport di Tor Vergata e ai Poli natatori di Ostia, Valco San Paolo, Pietralata e Foro Italico.

Per tutti questi impianti «sono emersi deficit programmatori, inadeguatezze progettuali, insufficienza degli stanziamenti rispetto ai programmi, modifiche progettuali: tutte circostanze – si legge nel documento col quale l’inchiesta è stata archiviata – che hanno contribuito a una cattiva gestione del percorso realizzativo e che hanno inciso sul suo completamento». D’altronde, «i Mondiali di Nuoto di Roma del 2009 – spiega il pm contabile Ugo Montella – Tutto archiviato.

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Lo spreco della nota ‘vela di Calatrava‘, la vela a pinna di squalo realizzata nell’ambito delle opere per i Mondiali di Nuoto di Roma del 2009, resterà senza un responsabile. A deciderlo la procura della Corte dei conti, che ha deciso di spedire in soffitta il fascicolo sugli sprechi nella realizzazione della Città dello Sport di Tor Vergata e dei Poli natatori di Ostia, Valco San Paolo, Pietralata e Foro Italico.

Sprechi causati – come si legge nel documento di archiviazione – da “deficit programmatori, inadeguatezze progettuali, insufficienza degli stanziamenti rispetto ai programmi, modifiche progettuali: tutte circostanze che hanno contribuito a una cattiva gestione del percorso realizzativo e che hanno inciso sul suo completamento“.



Il progetto, pensato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, fu avviato 2005 dall’amministrazione dell’allora sindaco di Roma Walter Veltroni. Il costo previsto per la realizzazione dell’opera, affidata alla Vianini Lavori del gruppo Caltagirone, era di 60 milioni di euro, immediatamente raddoppiati all’atto dell’assegnazione dei lavori tramite gara d’appalto. Dopo una serie di vicissitudini, la cifra aumentò a dismisura, fino a raggiungere, nel 2011, quota 660 milioni, ben 11 volte il costo iniziale. Soldi che nessuno pagherà, lasciando alla Capitale (e all’Italia) l’ennesima opera incompiuta.


Sarebbe bello, a questo punto, che arrivasse un imprenditore, o una cordata, di buon cuore e possibilmente senza spirito speculativo, a prendersi in carico di portare il tutto a termine. Occorreranno tanti soldi, è vero, ma ce ne vorrebbero tanti anche per demolire e liberare l’area. E comunque il costo sarebbe molto minore di quanto si guadagnerebbe (anche in lustro per la città) se gli impianti venissero completati e approntati all’uso. Chi di dovere ci pensi. Meglio spendere altri soldi che poi ti ritornano che lasciare a deperire (o perdere) quelli già investiti. – FONTE
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