Napoli. Sentenze vendute a 500 euro. Spuntano altri giudici corrotti

30/09/2018 – Organizzavano falsi incidenti per ottenere cospicui rimborsi da parte delle assicurazioni. Ma il sistema è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata a seguito di una inchiesta coordinata dalla procura oplontina e dai magistrati di Roma. In manette sono finiti in 23: tra questi giudici di pace, avvocati e medici. In totale sono 27 gli indagati, tra loro diversi periti assicurativi. Oltre alla notifica dei provvedimenti restrittivi, in corso anche perquisizioni alcune delle quali disposte dalla procura oplontina.

Mazzette per 30mila euro a casa del giudice
Mazzette per 30 mila euro sono state trovate nella abitazioni di un giudice di pace e di una sua collaboratrice nel corso delle perquisizioni. Corruzione in atti giudiziari, corruzione semplice e favoreggiamento i reati contestati dalla Procura di Roma e dalla Procura di Torre Annunziata che hanno coordinato gli uomini della Finanza.

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Indagati rappresentanti forze dell’ordine
L’indagine è partita poco più di due mesi fa e in 45 giorni gli inquirenti hanno portato alla luce 37 episodi di corruzione. Un sistema «oliato» in cui erano coinvolti una ventina di avvocati e diversi periti oltre ai tre giudici di pace. Tra gli indagati anche alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine. Gli inquirenti hanno accertato che gli avvocati di fatto dettavano le sentenze ai giudici di pace e stabilivano a chi dovesse essere riconosciuta la responsabilità di un incidente automobilistico.

La sentenza scritta «a 4 mani»
Numerosi i presunti casi di corruzione emersi nell’ambito di contenziosi civili per sinistri stradali: il giudice concordava con l’avvocato di parte la nomina di un consulente compiacente a cui veniva chiesto di rilasciare una perizia «favorevole». Per la nomina il perito pagava una tangente al giudice di pace ma riceveva, a sua volta, un compenso dall’avvocato interessato ad ottenere una consulenza compiacente. Alla fine l’avvocato e il giudice di pace scrivevano la sentenza «a quattro mani», decidendo il danno, l’entità del risarcimento, le percentuali di responsabilità e l’onorario. Infine, in base alla somma liquidata, il giudice di pace si appropriava anche di un’ultima tranche della sua tangente.

«Onorario troppo alto, non esageriamo»
Mentre stavano scrivendo una sentenza «a quattro mani» l’avvocato «corruttore» si rivolge al giudice di pace «corrotto» e gli dice: «Il mio onorario è troppo alto, non esageriamo altrimenti se ne accorgono». È emerso anche questo nell’ambito delle indagini della Finanza. In un altro caso uno dei giudici corrotti si lamenta con l’avvocato «corruttore» per essersi presentato con la mazzetta, il tariffario prevedeva 500 euro «a prestazione» e gli sconti anche di soli 50 euro erano mal sopportati, composta da banconote da 10 euro, quindi troppo voluminosa e vistosa.



«Sistematica violazione delle norme»
L’attività di indagine ha consentito di «raccogliere un’impressionante mole di elementi indiziari disvelando l’esistenza di un sistema corruttivo così diffuso da coinvolgere una notevole quantità di soggetti gravitanti intorno all’ufficio dei giudici di pace di Torre Annunziata» scrive il gip di Roma, Costantino De Robbio, nell’ordinanza di custodia cautelare con cui ha disposto il carcere per 22 persone. Per il giudice si è in presenza di una «sistematica violazione delle norme» alla luce di una «eccezionale capacità a delinquere dimostrata dagli indagati che hanno una non comune idiosincrasia al rispetto delle regole ed una pervicacia che rende assolutamente negativa ogni prognosi di collaborazione».

La «mazzetta» in banconote da 10
Nel provvedimento di circa sessanta pagine sono citate anche un serie di intercettazioni. In un dialogo uno dei giudici di pace finiti in manette si lamenta del taglio di banconote ricevute per una mazzetta. «Ma che sei venuto con tutte carte da dieci…mo lo picchio a questo!» si legge nella intercettazione.

Gli avvocati accusati sospesi dall’Ordine
L’Ordine degli avvocati di Torre Annunziata col presidente Gennaro Torrese annuncia d’aver «già trasmesso gli atti al consiglio distrettuale di disciplina per assumere provvedimenti in garanzia e tutela dell’avvocatura e degli stessi colleghi coinvolti che, per atto dovuto, saranno sospesi dall’esercizio della professione per potersi difendere al meglio». – FONTE
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