Olio di carta, la nuova truffa dell’extravergine “100% italiano”: bottiglie vendute a meno di 3€/l

02/12/2018 – Ad indicarci che c’è qualcosa che non va è il rapporto Frantoio Italia della Repressione Frodi, organo di controllo del ministero delle Politiche agricole e del turismo. Secondo i dati riportati al 30 settembre sarebbero in giacenza nel nostro paese 100mila tonnellate di olio extravergine made in Italy, un quarto di quanto prodotto l’anno scorso. La metà di quest’olio è stoccato in un’unica regione, la Puglia, famosa non solo per il suo eccellente extravergine ma purtroppo anche per numerose inchieste giudiziarie su falso olio italiano. Se è vero è che il tacco d’Italia è la prima regione produttrice di extravergine, lo è altrettanto che Calabria e Sicilia, seconda e terza in questa classifica, avevano al 30 settembre la metà delle giacenze, in rapporto alla produzione, della Puglia.
Non è tutto. Secondo una rilevazione Il Salvagente-Teatro Naturale, nei dieci maggiori frantoi della Puglia, cooperativi e privati, sarebbero presenti al 30 settembre non più di 30mila tonnellate di olio d’oliva, sui 100mila totali indicati dalla Repressione frodi. Una differenza davvero considerevole. È quindi lecito sospettare che almeno parte di quest’olio in giacenza sia italiano solo di nome e sia frutto di una truffa piuttosto antica e via via raffinata, per arrivare ai giorni nostri: l’olio di carta.

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L’olivicoltore messo in crisi dal Burian o da Xylella (a seconda che si sia nel barese o nel Salento) si trova nei campi piante vere senza olive e rischia di dover perdere l’annata. A questo punto cede alle lusinghe di frantoiani senza scrupoli, che propongono un affare disonesto ma vantaggioso per entrambi. L’olivicoltore consegna al frantoio in modo virtuale olive rigorosamente italiane che in realtà non ha. A fronte di questa fornitura inesistente riceve come compenso 60 €/q tramite bonifico bancario con l’impegno sottobanco di restituire 30 €/q in nero al frantoio. Il gestore del frantoio grazie a questa operazione ottiene un duplice guadagno. Incassa 30 €/q in nero che usa per comprare olio spagnolo a basso prezzo, destinato ad essere imbottigliato come olio 100% italiano e rivenduto a caro prezzo. Ecco così sbucare dalle nebbie un olio italiano solo sulla carta, da vendere all’ingrosso a 4 €/kg (equivalente a 3,99 €/l in offerta al supermercato), cercando così di condizionare un mercato che vorrebbe invece il posizionamento del vero 100% italiano tra i 5,5 e i 6 €/kg, almeno.

È possibile fermare la frode semplicemente con qualche verifica, incrociando i dati della produzione dichiarata (bolle di consegna in frantoio) con i fascicoli aziendali e qualche controllo in campo durante la raccolta. È possibile alzare l’attenzione, e magari squarciare qualche velo di omertà, con qualche denuncia delle associazioni. Tutto questo è possibile, ma accadrà? Per ora domina un surreale silenzio.
Chi oggi sta zitto, non solo non avrà diritto di protestare domani, ma si renderà di fatto complice della morte del settore.”Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti.” Martin Luther King – Leggi tutto su: [IlFattoalimentare]
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