Battisti, scoppia il caso: «Niente ergastolo, così prevede l’accordo col Brasile». Marco Ferrando choc chiede ancora amnistia

14/01/2018 – La notizia dell’arresto di Cesare Battisti è uscita da poche ore e già scoppia il caso: «L’Italia si è impegnata per garantire che non sarà applicato l’ergastolo all’ex terrorista», spiega l’ex direttore degli Affari di Giustizia del ministero, Raffaele Piccirillo, che seguì direttamente il caso quando ministro era Andrea Orlando. Il no all’ergastolo sarebbe previsto dall’accordo, della cosiddetta ‘condizione accettata’, concluso il 5 e 6 ottobre del 2017. Per cui a Battisti, una volta estradato, sarà applicata la pena massima di 30 anni». Questo perché in Brasile non c’è l’ergastolo, è vietato dalla Costituzione.

«L’autorità che doveva concedere l’estradizione, ossia il Brasile, ha apposto la condizione legata all’ergastolo e il ministro della Giustizia l’ha accettata», afferma Piccirillo, spiegando che questo è legato all’asimmetria tra il sistema giudiziario brasiliano, che «non prevede l’ergastolo e anzi lo considera incostituzionale e quello italiano, dove invece l’ergastolo è formalmente ancora previsto», anche se di fatto non trova più concreta applicazione. Senza questa intesa, il via libera all’estradizione, il cui iter era già stato espletato, si sarebbe arenato.
«Trent’anni – aggiunge Piccirillo – sono il tetto sanzionatorio accettato dal Brasile e su cui c’è l’impegno». Un tetto che potrebbe essere rivisto al ribasso? «Sul piano tecnico – spiega il magistrato – si potrà valutare se Battisti può usufruire dei benefici penitenziari, come la liberazione anticipata prevista dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario.

Quest’articolo, però, è entrato in vigore dopo la condanna di Battisti, che in ogni caso potrà beneficiarne dopo aver scontato metà della pena, quindi ritengo non ci sia nulla di immediato, si parla di almeno 15 anni di tempo».

«Dal momento che Cesare Battisti non si trova in Brasile, i suoi avvocati brasiliani non hanno autorità per agire in una giurisdizione diversa da quella del Brasile. Ci auguriamo comunque che i diritti fondamentali del nostro cliente siano tutelati», spiega Igor Tamasauskas, uno dei legali dell’ex terrorista arrestato ieri in Bolivia. – [IlMessaggero.it]
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Zingaretti sommerso dalle critiche per il suo tweet su Cesare Battisti. “Ma che stai a di’?”
Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e candidato alla guida del Pd, deve avere scritto di getto, senza riflettere, oppure quel tweet che gli è scappato dopo l’arresto di Cesare Battisti e l’esultanza di Matteo Salvini è un vero capolavoro di ipocrisia, una testimonianza evidente della cattiva coscienza di una sinistra che non riesce ad applaudire l’arresto dell’ex terrorista rosso e deve mescolarlo con il consueto attacco al vicepremier leghista. Ecco cosa ha scritto Nicola Zingaretti: “Battisti era un criminale ed è un bene che sia stato arrestato. Chiedo al ministro Salvini di avere un atteggiamento di rigore, sempre, anche quando dei giornalisti vengono picchiati quando vanno ad assistere a una manifestazione“.

L’assurdo paragone fatto da Zingaretti
Innanzitutto non convince quel verbo essere al passato: era e adesso non lo è più? Ma poi c’è quel paragone, assurdo, tra l’aggressione ai giornalisti il 7 gennaio, anniversario di Acca Larenzia, e gli omicidi compiuti da Battisti. Possono mai essere messi sullo stesso piano? Tra l’altro su quell’episodio avvenuto al Verano le indagini sono in corso, Salvini ha commentato osservando che chi mena le mani deve andare in galera. Non basta a Zingaretti? Evidentemente no. C’è un retropensiero in questo tweet di Zingaretti: ma come, sembra voler dire, il vero pericolo sono i fascisti che aggrediscono i giornalisti e voi state a pensare a Battisti? Affiora in questo commento l’antica consapevolezza della sinistra di una impunità mai del tutto scalfita,viene a galla l’arrogante sentimento di ritenersi intoccabili e di poter all’infinito rappresentare se stessi, la propria parte politica, come quella moralmente superiore. Una tendenza culturale, un atteggiamento mentale, che è il vero humus cui attinge la reazione di Zingaretti. In ogni caso un autogol ingiustificabile. Molti commenti, oltre a far notare l’assurdità del paragone, ironizzano sul futuro del partito di Zingaretti: bravo, ottimo, un’uscita come questa è come mettere una lapide sul futuro del Pd.

Marco Ferrando: ‘Sono passati 30 anni, amnistia per Cesare Battisti’
Nel nostro Paese solo una persona ha avuto il coraggio (o la scelleratezza, dipende dai punti di vista) di opporsi a un destino che sembra segnato per l’ex militante di estrema sinistra. “Per fatti di 30 anni fa la soluzione logica dovrebbe essere l’amnistia per Cesare Battisti”, ha infatti dichiarato senza mezzi termini Marco Ferrando.
Marco Ferrando si dissocia dalla teoria e dalla pratica del terrorismo
Per chi non è abituato a masticare di logica ‘anticapitalista’ e ‘comunista’ è difficile anche solo comprendere il punto di vista di Marco Ferrando sul caso Cesare Battisti [VIDEO]. Nella breve intervista rilasciata all’AdnKronos il portavoce del Partito Comunista dei Lavoratori premette che è proprio il suo modo di pensare “anticapitalistico e rivoluzionario” a spingerlo a dissociarsi da ogni forma di “terrorismo”, come quello praticato dal compagno che sbaglia Battisti, perché porterebbe acqua solo alle “classi dominanti” e disorienterebbe la “classe operaia”.
Un Comunista contro il governo ‘reazionario’ di Salvini e Di Maio
Detto questo, Marco Ferrando non risparmia una critica ‘di classe’ all’attuale governo italiano rappresentato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, definito sprezzantemente “reazionario”. Un governo che starebbe conducendo solo una operazione di propaganda sfruttando il clamore suscitato dal caso Battisti. Insomma, prosegue Ferrando nella sua invettiva, “nessun elemento di enfasi, gioia o solidarietà” nei confronti dell’esecutivo gialloverde perché i comunisti non avrebbero niente da spartire con la collaborazione in atto tra i due governi “ultra-reazionari” di Bolsonaro e Salvini. Cesare Battisti non è un “trofeo”.



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