Dissesto Catania, arriva Guardia di Finanza: “buco” da 1,5 mld di euro sotto controllo

13/06/2019 – Militari della Guardia di finanza hanno “occupato” un ufficio del Comune di Catania per potere controllare gli atti dei bilanci degli ultimi anni dell’Ente. L’iniziativa, secondo quanto trapela, sarebbe da collegare a un’inchiesta avviata dalla Procura sul dissesto finanziario, per un “buco” da oltre 1,5 miliardi di euro, al momento senza indagati. Il lavoro a ritroso negli anni sarà lungo e per questo militari delle Fiamme gialle del nucleo di Polizia economica finanziaria si sono fatti assegnare una stanza per potere controllare con attenzione, e per il tempo necessario, i documenti utili agli accertamenti richiesti dalla magistratura nella delega alle indagini.

Gli autobus dell’Amt stanno per arrivare al capolinea. E fermarsi lì. Se da Roma – nonostante le rassicurazioni del sottosegretario Candiani e della deputazione del Movimento 5 Stelle – non arriveranno fatti concreti, il servizio di trasporto pubblico locale sarà sospeso dal 1° luglio. Il presidente dell’Amt, Giacomo Bellavia, l’ha messo nero su bianco in una pec inviata al prefetto Sammartino e al sindaco Pogliese proprio lunedì 10 giugno, mentre a Catania Candiani incontrava il primo cittadino in municipio. La lettera, che La Sicilia ha potuto visionare, è tassativa già nell’oggetto: “Sospensione del servizio di trasporto pubblico locale nel Comune di Catania e nei Comuni limitrofi”. Il presidente Bellavia scrive poche righe ma chiarissime, paventando l’imminente scadenza del «contratto di servizio» tra Comune e Amt, il 30 giugno, e mette per iscritto quello si agita nell’aria da giorni. lo scenario peggiore.

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«Apprendiamo che il Comune di Catania – scrive Bellavia – in assenza di provvedimenti normativi indispensabili al fin di fronteggiare la grave situazione economico-finanziaria conseguente alla dichiarazione del dissesto dell’Ente, non sarà in grado di rinnovare il suddetto contratto di servizio per l’impossibilità di dotarlo della necessaria copertura finanziaria. Pertanto, spiace comunicare che, in assenza di elementi nuovi che dovessero intervenire entro la fine del corrente mese, la scrivente Azienda sarà costretta a sospendere integralmente il servizio di trasporto pubblico locale a partire dall’1 luglio 2019 venendo meno, da quella data, sia il titolo abilitativo allo svolgimento del servizio, sia la relativa copertura economica». Punto. Il presidente in calce aggiunge di rimanere a disposizione per qualsiasi «chiarimento e confronto» utile a tutelare un «servizio pubblico essenziale a favore dei cittadini catanesi».

Resta la sostanza. Se non si sblocca la situazione romana, da luglio la città resterà senza autobus. I mezzi rimarranno in deposito. E mancano meno di 20 giorni per cercare di non precipitare nel baratro. Adesso, ci dice Bellavia, «attendiamo notizie da Comune e Prefettura». Come dire, la palla che scotta la passiamo a loro. Trovino una soluzione a una situazione ormai super critica. Proprio a un passo dal burrone. I lavoratori, tra l’altro, hanno ricevuto solo il 50% dello stipendio di maggio e adesso si addensano nubi scurissime sul futuro dell’azienda.

La Faisa Cisal nei giorni scorsi aveva già annunciato lo sciopero generale di 24 ore per il 16 luglio, ma la situazione adesso sembra precipitare. E il 16 luglio potrebbe essere troppo in là, stando alla raccomandata inviata dal presidente Bellavia. Perciò per domani il segretario regionale del sindacato autonomo, Romualdo Moschella, ha indetto un sit-in in piazza Università, con l’intento di coinvolgere tutti i lavoratori liberi dal servizio. «Speriamo che il sindaco possa riceverci – dice Moschella – perché dallo scorso settembre sino ad oggi, nonostante le 15 astensioni dal lavoro, non abbiamo mai potuto parlargli.

Adesso serve una risposta politica, perché tutto quello che abbiamo denunciato in questi mesi si è puntualmente avverato. Avremmo preferito che azienda e lavoratori avessero alzato le barricate tutti insieme chiedendo la stipula di un contratto di servizio sino a dicembre 2019, invece arriva questa lettera quando in Amt da un po’ non sta funzionando più nulla a prescindere dal problema economico. Bisogna riorganizzare la rete e invece, nell’ottica dei risparmi, si sono eliminate alcune figure nevralgiche per l’efficienza del sistema. Noi comunque non staremo con le mani in mano aspettando il Ponzio Pilato di turno che lascerà affossare l’Amt, un servizio pubblico fondamentale per tanti catanesi. Purtroppo, al di là del dissesto, il Comune ha anche le sue colpe perché non ha attuato sino ad oggi politiche concrete per incentivare il trasposto pubblico a discapito dell’auto privata».

Intanto, da Palermo, arriva qualche rassicurazione: l’annunciato taglio del 47,33% dei contributi regionali dovrebbe essere scongiurato. Ieri, in commissione Bilancio all’Assemblea regionale, l’assessore ai Trasporti, Marco Falcone, e il vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, hanno dato assicurazioni sul superamento dello stallo, facendo sapere che oggi stesso dovrebbero presentare l’emendamento che scongiura i tagli. Una buona notizia, seppur soggetta all’iter parlamentare. In ogni caso, per l’Amt potrebbe essere solo un palliativo senza che si risolva la situazione del suo unico azionista: il Comune di Catania. – [LaSicilia.it]
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