Giovanissimi. Baby consumatori di droga, l’Italia non reagisce: l’allarme inascoltato

05/08/2019 – Cannabis, cocaina, allucinogeni. Ma anche alcol e medicinali assunti a dismisura, di certo non per fini terapeutici. Se la droga prima era appannaggio dei “ragazzi sballati”, oggi, anche in Italia, viene usata sempre più frequentemente da adolescenti e preadolescenti. Praticamente bambini. La ferita è stata riaperta dal caso della bimba di 10 anni di Vimercate che si sarebbe presentata al Pronto soccorso con sintomi da “crisi di astinenza” da cocaina. La notizia poi è stata ridimensionata, ma resta il tema, troppo spesso sottovalutato, della sempre più frequente diffusione di droga tra i giovanissimi.

Neppure due mesi fa a lanciare l’allarme, inascoltato, era stata l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, in una segnalazione inviata al governo, alla Conferenza delle Regioni e alla Conferenza Stato-città: «Sono sempre più numerosi i giovanissimi che fanno uso di sostanze stupefacenti e alcoliche. Come testimoniato dalla comunità scientifica, l’inizio è precoce ed è in forte aumento l’utilizzo in fasce di età sempre più giovani». E dalle audizioni con gli esperti è emersa «l’immagine di un Paese nel quale non mancano esperienze e pratiche di rilievo, ma in cui il livello nazionale di offerta risulta disomogeneo, anche a fronte del fatto che alcune competenze in materia socio sanitaria sono rimesse alla programmazione regionale».

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Insomma, l’emergenza già esiste ed è stata più volte segnalata, ma il Paese non è in grado di affrontarla. Nel 2018,nei servizi dei centri Fict, la Federazione italiana comunità terapeutiche, è stato rilevato un aumento del 34% di minori (di 12 anni o anche meno) che hanno assunto sostanze per la prima volta: di questi il 16% ha fatto uso di eroina, il 72% di cocaina, il 42% di cannabinoidi, il 26% dì allucinogeni, il 152% di alcolici. Spiega il presidente Fict, Luciano Squillaci: «Almeno due anni fa abbiamo lanciato il primo appello, ma il tema viene continuamente sottovalutato. Sempre più spesso vengono a chiederci aiuto genitori che scoprono che i figli di 12 o 13 anni hanno iniziato a usare cannabis, cocaina, eroina o allucinogeni».

Una situazione che peggiora nel tempo: «È sempre più facile procurarsi droga. Ne vendono ovunque, a prezzi bassissimi. Quello che lascia sbigottiti è la mancanza di controllo sociale. Un tempo eventuali situazioni di allarme sarebbero state immediatamente inquadrate, mentre oggi regna una totale indifferenza. L’Italia ha smesso di investire nei percorsi educativi e questi sono i risultati».

Il fenomeno è in continua mutazione. La legge contro la droga del 1990 prevede che ogni tre anni si tenga una conferenza nazionale di analisi e di aggiornamento, ma la buona volontà resta sulla carta: l’ultimo incontro risale a 10 anni fa. Le linee di intervento, poi, sono definite su base territoriale e così, anche per la cura di minori tossicodipendenti, c’è un Italia a 20 velocità, una per ogni regione. È impossibile persino ottenere i numeri complessivi del fenomeno, che per questo viene sottostimato: bisognerebbe prendere in considerazione tutte le sostanze psicoattive, dall’alcol agli psicofarmaci, dalle droghe illegali più tradizionali alle “novità del mercato” che spesso non vengono neppure rilevate dai laboratori specializzati.

«Una volta superata l’immediata emergenza al Pronto soccorso – spiega Riccardo Gatti, il direttore del Dipartimento interaziendale area dipendenze Asst Santi Paolo e Carlo di Milano – sarebbe necessario ricoverare i ragazzi che presentano dipendenze in strutture dedicate e non nei reparti di psichiatria o di neuropsichiatria infantile. Anche i servizi di intervento e le comunità terapeutiche sono strutturate per adulti e sono poco attrezzate, invece, per i minorenni». Quando sono nati i servizi per le dipendenze, tra gli anni Ottanta e Novanta, la situazione era molto diversa e i fruitori appartenevano in linea generale alla stessa generazione. Oggi il tema è più trasversale e riguarda una fascia ben più estesa di popolazione, dai preadolescenti agli anziani. È necessario pensare a una differenziazione di percorsi, prevedendo per i ragazzi una maggiore attenzione di tipo educativo. «Le sostanze – ricorda Gatti – sono ancora più dannose per i giovani, quando il cervello si sta ancora formando. Nei prossimi anni, a causa delle droghe, un numero di persone sempre maggiore potrebbe soffrire di problemi psichici, anche gravi». – [Avvenire.it]
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