Il “mansueto” premier che ha messo tutti in riga di A. PADELLARO. Il FQ di domenica 18 agosto 2019.

18/08/2019 – GIUSEPPE CONTE è così “mansueto” (aggettivo, dice il dizionario, che denota mitezza o docilità naturale o acquisita) che quando Matteo Salvini si presentò a Palazzo Chigi con aria padronale, per dire che ora basta, lui staccava la spina al governo pretendendo dal premier le dimissioni immediate per accelerare i tempi elettorali, il mansueto Conte gli rispose manco per niente.

Anzi, quella sera stessa, invece di adoperarsi per salvare la poltrona, oppure averne un’altra in cambio tipo quella di commissario europeo come avrebbero fatto molti sui predecessori tutt’altro che mansueti, il docile presidente del Consiglio si presentò in tv per promettere agli italiani che per quanto lo riguardava quella provocata dal vicepremier leghista sarebbe stata “la crisi più trasparente che si ricordi”.

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Detto fatto. Perché se l’uomo che una settimana fa o giù di lì chiedeva “i pieni poteri per fare quello che dobbiamo fare”, adesso vaga piagnucolando pentito, con evidenti sintomi da dopo sbornia, il merito è del mite, mitissimo Conte.

Così come i Cinque Stelle è lui che devono ringraziare se per la prima volta dall’inizio della sciagurata alleanza gialloverde si godono l’ex (ci auguriamo) alleato bullo costretto nel ruolo del piazzista fallito disposto a inondarli di poltrone e sofà, (e a cedere “mio malgrado” sullo sbarco dei minori della Open Arms) pur di non perdere la sua di poltrona e quelle dei suoi ardimentosi manipoli.

E infatti se nel Carroccio si sta facendo strada l’idea che il famoso Capitano è in realtà un caporale da spiaggia che li sta portando alla rovina, il merito è sempre di questo strano premier, che tanti eminenti colleghi, forgiati evidentemente in qualche rude fight club, si sono divertiti a descrivere come un signor nessuno premiato dal Superenalotto sotto forma di Palazzo Chigi, uno smidollato politico, una marionetta, il vicepremier dei suoi vicepremier.

Senza contare le fake news sui suoi falsi titoli accademici che nutrirono irridenti paginate, oltre che fieri editoriali schiumanti indignazione.

Forse perché, chissà, questa sua fissazione di rendere trasparente la crisi sta originando qualche problemuccio anche per lo stimatissimo (dagli indignati) Nicola Zingaretti che, dicono i maligni dalle parti di Rignano sull’Arno, già pregustava il nuovo ordine scaturito dal voto anticipato: a Salvini i pieni poteri, al Pd zingarato l’opposizione di sua maestà, ma soprattutto i grillini spazzati via.

Evvai. Ma tu guarda un po’ che casino ti combina il mansueto avvocato da Volturara Appula. A cui nel nostro piccolo non finiremo mai di dire grazie. Per avere ricondotto nel pieno rispetto della democrazia parlamentare una rissa da angiporto. Per ciò che avrà da riferirci sul conto dei guappi di cartone, martedì nell’aula del Senato. E per avere acceso la luce e, sorpresa sorpresa, averli beccati tutti quanti col sorcio in bocca.
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