Trump: “In caso di corruzione ho il dovere di chiedere ad altri Paesi di aiutarci”

04/10/2019 – “Come presidente degli Stati Uniti d’America, ho l’assoluto diritto, e forse il dovere, di indagare o far indagare la corruzione e questo include il chiedere o il suggerire ad altri Paesi di aiutarci”. Così il presidente americano Donald Trump, via Twitter, dopo che è emerso come abbia chiesto non solo all’Ucraina di aprire un dossier sul democratico Joe Biden, in corsa per la Casa Bianca, ma anche alla Cina. “Questo non ha a che vedere con la campagna (presidenziale) ma con la corruzione su larga scala”, si è difeso Trump, oggetto di un’inchiesta alla Camera dei Rappresentanti, sul suo possibile impeachement per le pressioni fatte su Kiev e denunciate da un talpa dell’intelligence Usa.


Trump ai giornalisti che gli chiedevano se avesse parlato con il presidente Xi Jaoping della questione aveva detto di no. “Non l’ho fatto ma è certamente qualcosa cui possiamo cominciare a pensare – aveva detto – sono sicuro che al presidente Xi non piace finire sotto esame per miliardi di dollari portati via al suo Paese da una persona che era stata cacciata dalla Marina”, ha risposto riferendosi al congedo militare di Hunter per problemi di droga. “Sapete come la chiamano? Tangente”.

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Il presidente si riferiva ad una notizia riportata dalla Nbc, secondo la quale durante un viaggio dell’allora vicepresidente Biden in Cina nel 2013, Hunter, che lo accompagnava, incontrò il banchiere cinese Jonathan Li, suo partner in un fondo di private equity cinese che stava creando proprio in quel momento. La licenza che autorizzò la nascita del fondo fu rilasciata dalle autorità di Shangai dieci giorni dopo il viaggio, con Hunter Biden come membro del board. Hunter non era un azionista del fondo, ha acquistato le quote solo dopo che suo padre lasciò l’incarico.

Passano poche ore e i media americani scrivono che il presidente, in realtà parlò delle prospettive politiche di Joe Biden ed Elizabeth Warren, suoi avversari per la Casa Bianca, nel corso di una telefonata dello di giugno a Xi Jinping.

Al leader cinese avrebbe anche promesso di tacere sulle proteste di Hong Kong durante i negoziati sui dazi. Lo riportano alcuni media Usa, citando fonti vicine alla Casa Bianca secondo cui i dati della telefonata furono custoditi nel sistema elettronico utilizzato per le informazioni top secret, lo stesso in cui furono messi i dati della chiamata col presidente ucraino Voldymyr Zelensky.

La senatrice democratica Elizabeth Warren, in corsa per la Casa Bianca, reclama la trascrizione della telefonata dello scorso 18 giugno tra il presidente Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping. “Il pubblico deve vedere la trascrizione della telefonata di Trump con Xi. E abbiamo bisogno di un leader che si batte per i nostri valori” – [Repubblica.it]
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