Migranti, firmato il decreto rimpatri: “Tredici Paesi sicuri. E per avere il permesso chi viene da lì dovrà dimostrare di essere in pericolo”

08/10/2019 – E’ stato firmato il decreto rimpatri. “Se un migrante può stare in Italia si deciderà in 4 mesi e non in due anni”, annuncia il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio alla firma dell’accordo che nasce dal lavoro di squadra tra Farnesina, Viminale e ministero della Giustizia.

“Un primo step”, avverte Di Maio. Che non comporta “oneri di spesa per la semplice ragione che questo tipo di decreto inverte l’onere della prova”. In pratica verranno rifiutate le richieste che arriveranno dai migranti provenienti dai paesi ritenuti sicuri dall’Italia, a meno che il singolo richiedente non riesca a dimostrare che la sua situazione è tale che un ritorno in patria gli potrebbe arreccare gravi danni. E dunque se prima la valutazione delle singole domande veniva gestita dalla commissione asilo che era costretta a fare un’istruttoria che durava mesi, adesso sarà lo stesso richiedete a dover fornire le prove.

“Per tutti i casi – precisa Di Maio – in cui si dovessero verificare discriminazioni la nostra costituzione, le nostre leggi tutelano i diritti dell’individuo. Verificheremo con le nostre strutture che non ci siano violazioni dei diritti dell’individuo”. “Sui circa 7.000 arrivi di quest’anno – spiega Di Maio – oltre un terzo appartengono a uno di questi Paesi. Per molte di queste persone dobbiamo attendere due anni ora per oltre un terzo degli arrivi acceleriamo le procedure”.

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“Non urla ma fatti”, rincara il capo del M5s Luigi Di Maio. Poi ringrazia il Marocco che è uno dei paesi entrati nella lista di quelli che parteciperanno al programma di rimpatrio. “In questi anni noi non abbiamo rafforzato le nostre relazioni con il Marocco, manchiamo da un po’. Sicuramente sarà oggetto di uno dei miei prossimi viaggi, insieme alla Tunisia dove vedremo il gruppo di lavoro misto italo-tunisino per implementare l’accordo sui rimpatri”.

Oltre al Marocco, sono dodici i Paesi inseriti nel nuovo decreto interministeriale: Algeria, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina.

Le domande di protezione internazionale “occupano di fatto un grande spazio nel lavoro dei tribunali”: con il decreto sottoscritto da Di Maio, Bonafede e dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, l’iter per l’esame di tali domande per chi proviene dai 13 paesi sicuri indicati nell’elenco sarà più semplice e quindi più rapido. “Ci sarà una valutazione caso per caso naturalmente – dice il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede – ma sarà diverso il meccanismo dell’onere della prova: non ci sono i presupposti in mancanza di prova contraria”.

I rimpatri saranno garantiti con “un fondo che può arrivare fino a 50 milioni di euro, mentre attualmente dispone di cifre irrisorie 2-4 milioni di euro”, precisa il titolare della Farnesina, che specifica come il fondo non “serve per pagare le spese di rimpatrio ma permette di implementare gli accordi attraverso i progetti di cooperazione allo sviluppo”.

Poi il ministro torna sulla redistribuzioni. “Anche se negli ultimi quattordici mesi è stato tutto fermo sui rimpatri, siamo ancora all’anno zero. Non credo – aggiunge – che la redistribuzione sia la soluzione definitiva” ma “lo step importante è fermare le partenze”. E spiega: “Lavoriamo per evitare il ‘pull factor’ che si può evitare chiarendo il messaggio che chi ha bisogno di aiuto è ben accetto, ma chi in base alle regole internazionali non può stare qui sarà rimpatriato”.

Dal Festival delle Città interviene sul tema immigrazione, Franco Gabrielli: “In Italia non esiste una modalità di accesso lecito e a questo bisogna metterci mano”. Per il capo della polizia il tema dell’immigrazione “poggia su tre pilastri: la gestione dei flussi, i rimpatri e l’integrazione”. Per gli stranieri che restano in Italia “è necessario costruire percorsi di integrazione altrimenti si creeranno condizioni favorevoli a illegalità, degrado, criminalità e terrorismo”. Si è detto contrario alle multe alle ong. “Ma è sbagliato – aggiunge – dire che i due decreti sicurezza non siano del tutto corretti. Alcune cose sono positive: ad esempio, chi manifesta deve farlo pacificamente e non giudicare le forze dell’ordine come dei punching ball”.

I migranti rimpatriati nel 2019 sono stati 5.261. Il dato è stato fornito dal ministro dell’ Interno, Luciana Lamorgese, durante una conferenza stampa che ha seguito il Comitato nazionale per la Sicurezza pubblica tenutosi a Milano. “Nel 2018 sono stati 6.820 – ha precisato – nel 2017 6.514. L’immigrazione è un problema strutturale, nessuno ha la bacchetta magica. Sicuramente il decreto può essere utile a diminuire i tempi medi ma è difficile ora dire se saranno di un mese o due mesi”. – [Repubblica.it]
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