LO SCANDALO DOPING CHE FA TREMARE L’ATLETICA: ACCUSA CHOC, TESTAVA I FARMACI SUI FIGLI

13/10/2019 – La mattina del 30 giugno 2009, Alberto Salazar, eroe dell’ atletica americana, convoca i figli Alex e Tony al Nike Oregon Project di Portland, celebratissimo centro di ricerca e allenamento di cui è capo allenatore. Dopo averne massaggiato le gambe con Androgel, potente pomata al testosterone usata per curare l’ ipogonadismo maschile, Salazar fa eseguire loro un test sui 5.000 metri.

Sei giorni dopo, il suo braccio destro, l’ endocrinologo Jeffrey Brown, scrive a Mark Parker, co-presidente di Nike: «Abbiamo i dati dell’ esperimento con l’ Androgel: c’ è stato un aumento dei livelli di T/E. Ora va calcolata la quantità massima (di pomata, ndr) che potrebbe crearci dei problemi». Parker, attualmente Ceo dell’ azienda, uno dei manager più pagati degli Usa, risponde al volo: «È importante determinare la soglia minima di ormone maschile che genera un test (antidoping) positivo».

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Se lo scandalo del doping russo è emerso grazie agli hacker di Fancy Bears, quello dell’ atletica Usa è scritto nero su bianco nelle 134 scioccanti pagine dell’ arbitrato «United States Antidoping Agency versus Alberto Salazar» che, lo scorso 30 settembre, ha portato alla squalifica di quattro anni del coach e guru che ha resuscitato il running americano e quello inglese, portando al successo Mo Farah e a medaglie olimpiche e mondiali decine di atleti.

Il fascicolo – due anni di lavoro, 1.562 atti esaminati, 7 giorni di trascrizioni testimoniali di ex dipendenti del centro, spesso mobbizzati dalla dirigenza – mostra come Salazar – usando strutture e medici Nike – si dedicasse in maniera maniacale a esperimenti farmacologici per migliorare la prestazione tenendo informati i vertici dell’ azienda dei risultati.

Il testosterone – proibitissimo – era uno dei pallini del tre volte vincitore della maratona di New York: Salazar se lo fa prescrivere da anni pur non avendo, come accertano gli esperti Usada, necessità terapeutiche e non si fa scrupoli di usarlo con i figli, giustificandosi col fatto che «non erano tesserati come atleti».

Altra ossessione di Salazar è la carnitina, aminoacido di per sé non dopante. Entusiasta degli effetti del prodotto – il coach incarica il dottor Brown di fare dei test somministrando mega flebo (queste sì vietate) ai suoi atleti. La gioia di Salazar per i risultati è incontenibile e ha ripercussioni insospettabili. Il 1 dicembre 2011 – dopo aver visto i referti di un’ infusione su Steve Magness, un suo assistente usato come cavia – Salazar scrive una mail a Lance Armstrong, monarca (dopatissimo ma all’ epoca ancora non smascherato) del ciclismo: «Lance, chiamami appena puoi. I test sono spettacolari. Se il solo atleta a cui lo dico, oltre a Galen Rupp (argento olimpico a Londra nei 10 mila metri, ndr). È incredibile, legale e naturale. All’ Ironman impiegherai 16′ di meno».

A ruota, altra mail a Mark Parker e Tom Clarke, responsabile Innovazione Avanzata di Nike: «Il mio assistente ha usato una sacca da un litro di soluzione salina con Lcarnitina e destrosio: la sostanza è penetrata nei suoi muscoli». Resosi conto del rischio di controlli, Salazar scrive ai suoi atleti: «Se interrogati dite che la carnitina vi è stata data per iniezione e in dose minime». Tutto registrato, tutto sanzionato: Salazar è stato cacciato dai Mondiali di Doha. Nike «supporta l’ atleta nella decisione di appellare la sentenza». – [Marco Bonarrigo per il “Corriere della sera”]
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