Il Financial Times mette Conte nel mirino: è collegato a un fondo di investimento indagato dal Vaticano

28/10/2019 – Il Financial Times:”Conte è collegato ad un fondo di investimenti indagato per corruzione dal Vaticano.” È iniziata l’operazione delle élite per rimuovere Conte e sostituirlo con Draghi. Monti ha devastato il Paese. Draghi verrà per finire il lavoro.

Un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano è al centro di un’indagine per corruzione e al fondo sarebbe collegato Giuseppe Conte, che prestò consulenza legale prima di essere nominato premier. Lo rivela il Financial Times, secondo il quale il collegamento con Conte, rivelato in documenti visionati dal FT, “probabilmente farà scattare le indagini della Segretariato di Stato del Vaticano, che è oggetto di un’indagine interna su transazioni finanziarie sospette”.

“Conte era un accademico di Firenze poco conosciuto quando è stato assunto a maggio 2018 per fornire un parere legale a favore di Fiber 4.0, un gruppo di azionisti coinvolto in una lotta per il controllo di Retelit, una società italiana di telecomunicazioni lo scorso anno – si legge -. L’investitore principale in Fiber 4.0 è stato il Athena Global Opportunities Fund, finanziato interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato Vaticano e gestito e di proprietà di Raffaele Mincione, un finanziere italiano”.

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Com’è noto, uno dei primi atti di Giuseppe Conte nella sua veste da premier fu l’esercizio del golden power su una società di Tlc che gestisce più di 12mila chilometri di fibra ottica tra 9 grandi città italiane: proprio la Retelit. Il 14 maggio 2018, due settimane prima di diventare presidente del Consiglio, Conte ha firmato, in qualità di consulente, un parere pro veritate che si inserisce all’interno della guerra tra azionisti che si contendevano la guida della società di tlc. Una consulenza per la lista Fiber 4.0, azionista di minoranza con l′8,9% che fa capo al finanziere Raffaele Mincione e uscita sconfitta all’assemblea dei soci del 27 aprile per il rinnovo del cda, in cui si segnalava la possibilità per il Governo di avvalersi del cosiddetto golden power su Retelit nei confronti della cordata che ha poi ottenuto la meglio in assemblea, che era composta da tre società (la libica Bousval, la tedesca Axxion e SVM).
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