Si allarga l’inchiesta sulla fondazione Open: indagato e perquisito anche Marco Carrai

27/11/2019 – Più che una cassaforte, capace di erogare sei milioni di euro in sei anni per finanziare le iniziative politiche di Matteo Renzi e la sua inarrestabile ascesa sino alla poltrona di premier, secondo la procura di Firenze «la fondazione Open era un’estensione di un partito» all’interno della quale venivano violate leggi sul finanziamento alle forze politiche mentre alcuni dei suoi sostenitori si macchiavano dei reati di riciclaggio, auto-riciclaggio, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali, traffico di influenze.

E per avvalorare questa tesi ieri la Guardia di finanza, su ordine del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e dell’aggiunto Luca Turco, ha indagato e perquisito Marco Carrai e ha effettuato una ventina di perquisizioni tra i finanziatori della fondazione. I militari si sono presentati in case, uffici e studi di professionisti e imprenditori di Firenze, Milano, Modena, Torino, La Spezia, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo. Sequestrando documenti e cercato carte di credito e bancomat che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state messe a disposizione di alcuni parlamentari. Carrai è stato uno dei componenti del Cda di Open insieme con Maria Elena Boschi e Luca Lotti.

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Il blitz ha fatto seguito alla perquisizione e all’avviso di garanzia contro l’ex presidente di Open, l’avvocato fiorentino Alberto Bianchi, indagato per traffico d’influenze illecite e finanziamento illecito. Nel suo studio a settembre fu sequestrato l’elenco dei finanziatori della fondazione. Gli inquirenti avrebbero poi «individuato legami, ipotizzati come anomali», tra le prestazioni professionali, rese dall’avvocato Alberto Bianchi di Firenze e da collaboratori del suo studio, e i finanziamenti percepiti dalla Open.

Nel consiglio di amministrazione della fondazione, nata nel 2012 e poi sciolta nel 2018, appariva Marco Carrai, braccio destro di Renzi, presidente di Toscana Aeroporti, appena nominato console onorario di Israele nel capoluogo toscano. L’ex presidente di Open Bianchi, in una nota, oltre a rinnovare «piena collaborazione con la magistratura», ha ricordato che «tutte le entrate e le uscite della fondazione Open sono tracciabili, perché avvenute con bonifico, carte di credito». Dunque, secondo Bianchi, «tutto è stato fatto alla luce del sole, tutto è stato messo nero su bianco e si sta facendo una polemica strumentale che potrebbe toccare qualsiasi politico e qualsiasi amministratore».

Mentre la procura indaga, la politica discute e s’interroga. «Serve subito una commissione d’inchiesta sui fondi ai partiti. Lo chiederemo nel contratto di governo che vogliamo far partire a gennaio», ha detto ieri Luigi Di Maio. E incalzato dai cronisti sulla possibilità di indagare anche su Rousseau ha replicato: «Indagate su ciò che volete, non c’è problema». Il premier Giuseppe Conte ha spiegato che c’è «molta attenzione da parte delle forze politiche sul sistema dei finanziamenti» ma su un’eventuale commissione «il Parlamento è sovrano».

Fondazione Open, Renzi: “Massacro mediatico”
«Un’operazione in grande stile, all’alba, di forte impatto mediatico. La decisione è stata presa dai pubblici ministeri di Firenze, Giuseppe Creazzo e Luca Turco, titolari anche di altre inchieste: sono loro, ad esempio, ad aver firmato l’arresto per i miei genitori, provvedimento – giova ricordarlo – che è stato annullato dopo qualche giorno dai magistrati del Tribunale del Riesame». Così l’ex premier Matteo Renzi, definisce la raffica di perquisizioni in tutta Italia nell’ambito di una inchiesta che vede indagato l’avvocato Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open, «cassaforte» che ha finanziato l’attività politica di Matteo Renzi.

In un lungo post su Facebook, oltre ad attaccare i vertici della procura di Firenze, il leader di Italia viva afferma: «Chi ha finanziato in questi anni la Fondazione Open ha rispettato la normativa sulle fondazioni — scrive Renzi che parla di «massacro mediatico» dal blitz della Gdf —. Cosa facesse la Fondazione è noto, avendo – tra le altre cose – organizzato diverse edizioni della Leopolda. E se è giusto che i magistrati indaghino, è altrettanto giusto che io mi scusi con decine di famiglie per bene che stamattina all’alba sono state svegliate dai finanzieri in tutta Italia solo perché un loro congiunto ha sostenuto in modo trasparente la nostra attività politica».

Renzi contrattacca anche il leader del M5S Luigi Di Maio, che una volta uscita la notizia delle perquisizioni aveva richiesto una commissione d’inchiesta sui fondi ai partiti, da inserire nel nuovo contratto di governo da discutere con il Pd. L’ex premier ribatte così: «Se poi altri partiti utilizzano questa vicenda per chiedere commissioni di inchiesta sui partiti e sulle fondazioni io dico che ci sto. Anzi, rilancio: dovremmo allargare la commissione di inchiesta anche a quelle società collegate a movimenti politici che ricevono collaborazioni e consulenze da società pubbliche. Italiane, certo. Ma non solo italiane», conclude riferendosi alla Casaleggio e associati. – [Corriere.it]
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