Hacktivism e cyber wars: la tecnologia ha cambiato la politica

08/01/2020 – L’attivismo si sposta sul web, tra richieste di trasparenza e dati che valgono milioni. È uscita da poco in tutte le librerie la biografia di Edward Snowden, il whistleblower più famoso al mondo, che ha rivelato nel 2013, mentre era ancora contractor della CIA, come il servizio segreto americano, spiasse i cittadini non solo USA, ma anche prominenti figure politiche a livello mondiale. Non molto è però cambiato da allora: la tecnologia anzi ha invaso sempre più la nostra vita. E con la tecnologia aumenta anche una nuova forma di controllo, quella dei dati.

I dati personali sono tutto ciò che affidiamo al web, compilando form di iscrizione, registrandoci a
servizi, visitando siti web. Trilioni e trilioni di dati vengono conservati e riutilizzati per scopi
pubblicitari, commerciali o anche, e forse sarebbe da dire soprattutto, per influenzare e indirizzare
l’opinione pubblica. È ciò che è successo anche con Cambridge Analytica e che viene mostrato
benissimo nel film documentario The Great Hack. Milioni di dati personali, dal valore superiore a
quello del petrolio, che sono stati usati per influenzare campagne elettorali e orientamenti politici.
La tecnologia dunque si è infiltrata sempre più nella nostra vita, anche attraverso la politica. Ed è
politica anche la risposta che molti danno a questa intromissione della tecnologia nella nostra vita.
Gli hacker infatti, che non sono solo coloro che infettano i nostri pc e ci rubano i dati, hanno
inventato una nuova forma di attivismo che passa proprio per il web.

Forse il gruppo più famoso tra coloro che fanno ‘hacktivismo’ (neologismo formato da hacking e
activism), è Anonymous, riconoscibile per l’utilizzo di maschere che rappresentano Guy Fawkes –
se il nome non vi dice niente, pensate a V for Vendetta – che utilizza tutti gli strumenti e le
conoscenze dei suoi hacker per trafugare informazioni di governi e imprese private e diffonderle
sul web. Un’azione illecita ovviamente, ma che ha lo scopo di proteggere i cittadini, esponendo i
governi e i suoi spionaggi, le sue forme di controllo. Ciò che Anonymous fa, ciò che Wikileaks e
Snowden hanno fatto, è stato garantire un diritto alla trasparenza che tutti i cittadini, in tutto il
mondo chiedono. Di pari passo vanno il diritto all’informazione, alla libera espressione e al tempo
stesso alla privacy degli utenti.

Ci sono alcuni strumenti del web, come le VPN, che aiutano gli utenti ad arginare censure e ad
evitare spionaggi di stato, ma non è certo abbastanza. La rete sta diventando un campo di
battaglia, dove le informazioni valgono come l’oro, e dove danneggiare un server può significare
danneggiare un paese. E mentre il controllo si rafforza sempre più con i social network e le fake
news. Cosa possono fare i cittadini? Come sempre informarsi, conoscere i white hat hackers, gli
attivisti del web, ed imparare a capire l’importanza dei propri dati. Mentre stati e ministeri della
difesa si attrezzano sempre di più nel campo della cybersecurity, anche noi che usufruiamo
quotidianamente di internet dovremmo diventare più cyber-coscienti e trarre vantaggio dalla forza della tecnologia.
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