Congelato il malloppo degli ex senatori La Casta può attendere Sospesa la sentenza di primo grado Vitalizi ridotti per ora e zero arretrati

31/10/2020 – Gli ex senatori pronti a godere nuovamente del vitalizio ante-2018 recuperando anche gli arretrati non versati in questi due anni dopo il ricalcolo dovuto al taglio degli assegni, dovranno attendere. Ed è meglio che rimettano anche lo champagne al fresco in attesa di tempi migliori e, magari, di pronunce definitive. Dopo la sentenza di poche settimane fa della Commissione contenziosa – il primo grado di giudizio del Senato – che aveva accolto i 499 ricorsi proposti dai 776 ex senatori contro il taglio dei vitalizi, annullando parzialmente la delibera dell’Ufficio di Presidenza di Palazzo Madama che ricalcolava retroattivamente col sistema contributivo l’assegno degli ex senatori, la partita non è ancora finita.

L’amministrazione del Senato, rappresentata dal segretario generale Elisabetta Serafin, ha infatti immediatamente impugnato la sentenza. Presentando, oltre al ricorso dinanzi al Consiglio di garanzia (giudice di secondo grado), anche l’istanza sospensiva del verdetto di primo grado. Istanza accolta ieri dal collegio presieduto da Luigi Vitali (FI, nella foto). Risultato: congelati, fino alla conclusione dell’appello, non solo gli assegni ma pure gli arretrati reclamati dagli ex senatori. Che per i festeggiamenti dovranno quindi aspettare ancora.

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Ma su che basi la Commissione contenziosa aveva accolto i ricorsi stracciando di fatto la delibera del Consiglio di presidenza di Palazzo Madama che aveva tagliato i vitalizi? Come raccontato nel dettaglio da La Notizia (nel numero del 10 ottobre) innanzitutto ripescando una sentenza della Cassazione che definisce il vitalizio come “la proiezione economica dell’indennità parlamentare per la parentesi di vita successiva allo svolgimento del mandato”. Dunque, ne desume la Commissione Contenziosa nelle motivazioni, “l’assegno vitalizio avrebbe natura giuridica di certa misura previdenziale, anzi specificata in modo non dissimile dalla pensione”. Equiparando, in sostanza, i vitalizi ai trattamenti pensionistici dei normali cittadini. [Continua su FONTE]
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