Patch Adams, il papà della clownterapia, visita i bambini del Santobono

25/04/2017 Napoli – Non ha deluso le aspettative, anzi. Con il suo sorriso e la travolgente simpatia ha incantato i piccoli ricoverati all’ospedale Santobono regalando quell’energia necessaria per affrontare i momenti difficili. Patch Adams, il medico statunitense famoso nel mondo per aver introdotto gioia, risate e amore nelle terapie è arrivato a Napoli e ha fatto visita al reparto pediatria del Santobono, presieduto da Paolo Siani.

Ospite dell’associazione di volontariato «Scopriamoci Clown», da anni attiva nel rendere più leggera la permanenza dei bambini ricoverati nel nosocomio partenopeo, il dottore più amato dai piccoli ha incontrato i pazienti e il personale medico-infermieristico del quarto piano. Con cappello a forma di gallina, ciucciotto gigante al collo, naso a pallina, camicione colorato, pantaloni fino alle ginocchia e scarpe enormi ha girato per le stanze del reparto dirigendosi, come da lui espressamente richiesto, da quei bambini che stanno soffrendo di più.

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«È andato subito da un bimba di due anni che è ricoverata da circa 10 giorni con cui ha fatto straordinari giochi con un palloncino – racconta Paolo Siani – per poi recarsi da una ragazzina anoressica con la quale ha instaurato un bel rapporto di amicizia coinvolgendo anche la madre. E’ stata un’esperienza straordinaria sia per gli ammalati che per noi medici». Accanto a lui proprio i volontari dell’associazione napoletana che con la clownterapia ogni giorno portano allegria a tutti i pazienti. «Il papà della clownterapia qui a Napoli per noi è un sogno che si realizza» afferma Giuseppe Rispoli, presidente di «Scopriamoci Clown». Presenti anche altre realtà associative quali la Abio.

Il reparto di pediatria del Santobono ha sempre rivolto grande attenzione ai progetti di umanizzazione delle cure. Tra i costanti obiettivi dell’equipe guidata da Paolo Siani, infatti, quella di rendere il reparto a misura di bambino, accogliente, con un ambiente tale da rendere meno difficile e traumatica la permanenza di chi ha bisogno di cure. FONTE
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