Istat: in Italia 4,7 milioni vivono in povertà assoluta. Giovani e famiglie con figli minori soffrono di più

16/07/2017 – Sono 4,7 milioni i residenti in Italia che vivono in condizioni di povertà assoluta. È quanto emerge da un’indagine Istat riferita all’anno 2016. Un trend che è in linea con quello dello scorso anno e che interessa in misura maggiore gli under 34 e le famiglie con tre o più figli minori. Un dato che sale a 8,4 milioni di persone se si considerano anche i soggetti che vivono in condizioni di povertà relativa.

1,6 milioni di famiglie in povertà assoluta
Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742mila individui.

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L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l’incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015 (quando era 7,6%).

Le famiglie con tre o più figli minori soffrono di più
Nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

La povertà assoluta aumenta al Centro.
L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell’anno precedente). Tuttavia resta il Mezzogiorno l’area del Paese con l’incidenza più elevata (8,5%).


Se il capofamiglia è un operaio la povertà assoluta è doppia

Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%). Come negli anni precedenti l’incidenza della povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare, 4% se è almeno diplomata. – Fonte

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