Un’altra banca a rischio crac. Tremano Carige e i suoi soci

17/11/2017 – Ore drammatiche per Carige. Si tratta fino all’ultimo per evitare che la seconda banca più antica del mondo faccia la fine della prima: Monte Paschi. Con sullo sfondo lo spettro che, se non ci fossero alternative, a Genova sia attivato il bail-in. In Piazza Affari Carige è stata sospesa dalle contrattazioni.

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La tensione è esplosa in mattinata, quando è stato annunciato che il consorzio di banche (Deutsche Bank, Credit Suisse e Barclays) a garanzia del previsto maxi-aumento di capitale di Carige, non si è materializzato. Il colpo di scena è arrivato a poche dal count down per avviare l’operazione da 560 milioni (4,6 volte la capitalizzazione di Carige), chiave di volta del piano di salvataggio preparato dall’ad Paolo Fiorentino e necessaria per centrare i target di patrimonializzazione richiesti dalla Bce.

La ricapitalizzazione avrebbe dovuto partire il 20 novembre per chiudersi, secondo i dettami di Francoforte, entro il 31 dicembre. Ma l’annuncio di ieri ha rimesso tutto in discussione, compresa la conversione obbligatoria di 510 milioni di bond subordinati in senior a cui avevano aderito Unipol, Generali e Intesa Sanpaolo. L’ostacolo non sarebbe il prezzo dell’aumento (si di ce 1 centesimo), ma il braccio di ferro in corso tra azionisti e banche del consorzio.



Per Malacalza Investimenti, azionista al 17,6% di Carige, le banche hanno manifestato «posizioni contraddittorie» e richiesto «ulteriori esigenze condizionanti». Gli istituti di credito avrebbero chiesto ai soci impegni vincolanti sulla ricapitalizzazione per limitare il rischio.

Negli ultimi giorni, sono peraltro aumentati gli interrogativi sul settore tra la nuova stretta europea sulle sofferenze e la maxi ricapitalizzazione da 700 milioni del Credito Valtellinese (-19% ieri in Borsa).


Tornando a Carige, Malacalza, pur definendo «sconcertante» la situazione, ha confermato il proprio «sostegno» all’istituto ligure, che si traduce nella richiesta alle autorità a salire al 28% nel capitale di Carige ma «non in una impropria supplenza della funzione del consorzio di garanzia». Aperture alla ricapitalizzazione erano arrivate anche da Gabriele Volpi (socio al 6%) e da Aldo Spinelli (all’1,5%). Il board, tornato a riunirsi in serata, ha poi ufficializzato di aver ricevuto impegni a coprire l’aumento pari all’11,75% del capitale; in aggiunta alla quota di Vittorio Malacalza e che «sono in fase di finalizzazione ulteriori impegni». Si era parlato anche di Unipol. Il top management di Carige continua poi a lavorare per chiudere l’accordo con il consorzio di garanzia. Se la ricapitalizzazione non andasse in porto, le ripercussioni potrebbero essere peggiori di quanto è accaduto con il salvataggio di Mps e con la vendita a Intesa Sanpaolo della parte sana di Popolare Vicenza e Veneto Banca. A Genova si spera nel cavaliere bianco. FONTE
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