“La minoranza permalosa”, editoriale di Marco Travaglio del 12/05/2018

12/05/2018 – Vista l’ombra di B. e certi connotati di Salvini, il governo Salvimaio ci stava veramente sulle palle. Poi i giornali, Macron, Renzi e i suoi boy&girl in libera uscita hanno iniziato a far di tutto per rendercelo simpatico. Non c’è giornalone, da Repubblica al Corriere, da La Stampa al Messaggero, che non si appassioni a un argomento che pensavamo interessasse solo a noi: il conflitto d’interessi. A furia di non sentirne parlare, ci eravamo fatti visitare da uno specialista, per accertarci di non avere una brutta patologia di tipo monomaniaco, e il medico ci aveva rassicurati, raccontandoci anzi i conflitti d’interessi negli ospedali. Per 24 anni abbiamo chiesto una legge sul conflitto d’interessi, ma né B. (comprensibilmente) né il Pd (incomprensibilmente, o forse no) hanno mai voluto saperne. Figurarsi quando B.&Pd cominciarono a sgovernare insieme: Monti, Letta, Renzi. Eppure non ricordiamo perorazioni o intimazioni ai vari sgoverni perché provvedessero. Se ne escono tutti adesso bel belli, trafelati e sudaticci, a scoprire l’orrore (financo il Messaggero del palazzinaro Caltagirone che, scevro da conflitti d’interessi, discetta di Olimpiadi, Metro C, Acea e di stadio della Roma).

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La scena fa un po’ sorridere, e anche un po’schifo: perché puzza tanto di strumentalità. Comunque, siccome Di Maio tutto vuole fuorché il linciaggio, è probabile che il conflitto d’interessi nel contratto di governo ci sarà (vedremo poi con che legge, e se questa verrà approvata). Con buona pace di Repubblica, che l’altroieri ne annunciava la dipartita: una delle tante fake news. Renzi, superato il terrore di non veder nascere un governo e di ritrovarsi di nuovo tra le mani degli elettori, non sta più nella pelle. Vuole godersi lo spettacolo del Salvimaio “con i pop corn” (forse per festeggiare il merito storico di averlo reso inevitabile). E sfida i grilloleghisti a “mantenere le loro folli promesse”. Ora, a parte il fatto che un politico sano di mente, se ritiene folli certe promesse, dovrebbe augurarsi che non vengano mai mantenute, piacerebbe sapere quali promesse, più o meno folli, abbia mai mantenuto lui: al governo ci andò all’insaputa degli elettori, che avevano votato Bersani con un programma che lui cestinò per copiare quello di B. Che, diversamente da Renzi, l’aveva promesso ai suoi elettori: se anche Renzi l’avesse promesso ai suoi, non avrebbe avuto nemmeno quelli di Bersani, e non sarebbe andato al governo neppure col trucco del Porcellum. Aldo Cazzullo, in perfetto coordinamento con l’amato Matteo, non ha ancora letto né il programma di governo né le coperture. Ma già sa che, se “i sovranisti (qualunque cosa ciò significhi, ndr) faranno le cose che hanno promesso, apriranno una voragine nel bilancio dello Stato”. E lui vigila da sempre sui conti pubblici, anche quando incensava gli ultimi quattro governi che portavano il debito pubblico da 1.912 a 2.318 miliardi in 7 anni.

Poi c’è il Giornale: ci aveva raccontato per 7 anni che lo spread era una bufala pretestuosa per rovesciare lo splendido governo B.. Ora invece, titola: “Lo spread torna a far paura. Segnali di insofferenza dei mercati che vorrebbero garanzie su programmi e ministri”. Contro il Salvimaio non si butta via niente, neppure lo spread.

Intanto Macron, questo bidone ambulante già costretto dopo un anno a barricarsi all’Eliseo per difendersi dai francesi pentiti e inferociti, paragona il voto degl’italiani alla Brexit e lancia “campanelli di allarme sull’Italia”, manco fossimo una colonia francese. Fosse accaduto contro un governo Pd o FI, avremmo i vertici dello Stato e dei giornaloni sulle barricate in difesa della Patria violata. Invece, siccome il pisquano transalpino ce l’ha con Lega e M5S, è l’oracolo di Delfi. Repubblica è impegnatissima a spiegare che il problema del governo Salvini-Di Maio non è che potrebbe esserci dietro il Caimano (per usare un’espressione cara alla vecchia Repubblica), di cui infatti non parla se non per accreditare la leggenda della sua sdegnosa estraneità al nuovo governo, sotto l’incalzare di Marina, nota franca tiratrice in famiglia, che vorrebbe Papi all’opposizione dura e pura, altro che astensione.


No, il vero pericolo è che, dietro Salvini, c’è Salvini. Il Caimano, malgrado le apparenze, per Repubblica non è mai stato un problema: con lui ci si mette sempre d’accordo. Invece Salvini, siccome è incensurato e ha quadruplicato i voti in cinque anni, non deve governare. Resta da capire quale governo auspicasse Repubblica, che dal 4 marzo s’è impegnata allo spasimo per demolire qualunque vagito di dialogo fra M5S e Pd e per enunciare la teoria dell’Eterno Torto: se Di Maio non fa alleanze, è settario e sa solo protestare; se vuol allearsi col Pd, è incoerente e vuole solo le poltrone; se si allea con Salvini, è razzista e fascista. Ezio Mauro spiega infatti che Lega e M5S sono accomunati da “un diseguale ma comune istinto di destra”. Ora, che la Lega sia di destra non c’è dubbio, mentre piacerebbe sapere cosa ci sia di destra nel M5S. Mauro elenca tre prove piuttosto fumose: il solito “populismo” (quasi che l’avessero importato Di Maio e Salvini dopo 25 anni di anti-populisti del calibro di B. e Renzi); “la guerra alle élite” (quasi che la sinistra dovesse stare dalla parte delle élite, come in effetti è da 20 anni grazie ai preziosi consigli di Repubblica, che ora non si dà pace per la fuga dei ceti popolari); e l’“azzeramento del sapere” (prima invece l’Istruzione era in mano a un premio Nobel come la falsa laureata Fedeli, per non parlare dei sapientissimi Lotti, Madia, Boschi, Renzi, Alfano, Lorenzin ecc.). Riusciranno i nostri eroi a farci dimenticare B. e a renderci simpatico il Salvimaio? Sarà dura, ma ce la possono fare.
(pressreader.com) – Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano 12-5-2018 –
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