I genitori non possono pagare i buoni pasto, bambino costretto a mangiare da solo

mense-small(1)16/11/2013 – Senza parole. L’articolo è stato pubblicato oggi da “Primo Piano” sulla pagina locale su Venafro in MOLISE: I genitori, che convivono in una abitazione concessa da familiari, non possono permettersi di acquistare gli agognati “buoni”. Così, il figlio è costretto ad allontanarsi dagli altri e mangiare un panino da solo mentre il resto dei bambini, allegri e festanti, accede alla mensa scolastica. Questa è la triste storia che accade a Venafro alle soglie del 2014. Lei casalinga, lui lavoratore saltuario, con due figli, uno dei quali frequentante l’Istituto “Don Giulio Testa” con orario a tempo pieno. Per il piccolo, uno strazio. Ieri la stessa situazione, a cui abbiamo assistito anche noi: poco dopo mezzogiorno, i compagni i cui genitori hanno provveduto ad acquistare i buoni pasto vanno a pranzare, lui esce e consuma il panino preparatogli dalla mamma, ormai disperata da una condizione che la distrugge: “L’altro giorno mio figlio mi ha detto che dovevo vergognarmi perchè noi non siamo in grado di comprargli i buoni…”.Una storia che tocca. E che andrebbe risolta in qualche modo, soprattutto se si considera che solo un bambino risulterebbe escluso dal servizio della mensa scolastica. Il dirigente scolastico, dal canto suo avrebbe provato a chiedere aiuto al Comune, ma a quanto pare senza successo. I bene informati, però, fanno sapere che, beffa delle beffe, da un paio di giorni nella scuola materna di Ceppagna per tutti i docenti sarebbe (il condizionale è d’obbligo) stato autorizzato l’accesso alla mensa malgrado siano solo due i professori a fare il rientro pomeridiano. Insomma, se ciò venisse confermato, si tratterebbe di un’’ingiustizia’, come ha avuto modo di commentare chi assiste alla scena del bambino che viene fatto allontanare – come chiesto dagli stessi genitori – mentre i compagni vanno a pranzo. {googleAds}
{/googleAds} Ovviamente, ci sono delle regole da rispettare da parte delle istituzioni pubbliche ma se è stato possibile (a quanto pare) allargare le maglie dell’accesso alla mensa scolastica di Ceppagna per docenti che sicuramente non hanno problemi economici al punto da non potersi permettere un pranzo perchè non è possibile farlo anche al “Don Giulio Testa” a Venafro?. Ricordiamo che un caso simile accadde ad Adro, in provincia di Brescia, ma nella scuola che diventò ‘famosa’ per qualche giorno si parlava di diversi bambini e non di uno solo come a Venafro. La famiglia, venafrana, non riesce a sbarcare il lunario e fa sapere di non aver chiesto sgravi parziali poichè non si può permettere nemmeno di compartecipare alla spesa di acquisto dei buoni pasti come pure sarebbe possibile presentando una dichiarazione attestante la situazione reddituale. Ad onore del vero, la vicenda è stata sollevata da chi “è stanco di dover sopportare la straziante scena” e non dalla famiglia del bambino che ha ‘solo’ confermato che il proprio figlio ad ora di pranzo viene fatto allontanare dagli altri alunni per loro volere. Fonte

1 Comment

  1. Antonio ha detto:

    perchè invece di stare a fare gli “indignati”, non andate a prendere per le orecchie sindaco e assessore competente? basta chiacchiere sterili, incominciamo con i fatti!!!


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