La nuova legge sulla responsabilità: Se il medico sbaglia lo deve dimostrare il paziente
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21/03/2016 – La norma in discussione al Senato ribalta l’onere della prova. Toccherà alla vittima dimostrare l’errore sanitario. Le associazioni di difesa del malato insorgono: “Allora registrate tutti gli interventi in sala operatoria”Secondo Federico Gelli, responsabile Salute del Partito Democratico, sono 300.000 le cause aperte che riguardano il mondo della sanità. Trecentomila contenziosi che incombono su pazienti, medici, ospedali. Che pesano sul rapporto fra sistema sanitario e giustizia, fra cura e fiducia. Una bilancia che ha perso equilibrio da entrambe le leve.
Da una parte le vittime in reparto: devono aspettare in media 872 giorni solo per avviare la pratica per chiedere un rimborso, altri 542 per ottenere una risposta; e dopo quattro anni d’attesa si trovano sempre più spesso in coda, con le loro cicatrici, di fianco ai creditori di un’Asl commissariata o alla caccia di società fantasma, come i figli di un anziano morto all’ospedale di Portogruaro, non curato per un’emorragia in atto, che hanno ottenuto un risarcimento da 600mila euro nel 2015 ma non lo riescono a riscuotere perché la compagnia assicurativa italo-rumena dell’azienda sanitaria è scomparsa.
Ma lo squilibrio si è fatto da tempo ingombrante anche dall’altra parte, quella dei medici, preoccupati dalla marcia dei “ti denuncio” in corsia: i ricorsi sono passati da tremila a 11mila all’anno contro i dottori, da 6.300 a 19.400 contro le strutture. Rispondendo a un questionario dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, il 58 per cento dei professionisti ha ammesso di aver esercitato «attività di medicina difensiva» nel corso dell’ultimo anno. Articolo Completo su FONTE
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