ll Magistrato rende noto il dietrofront del Guardasigilli, dopo avergli offerto l’incarico: riflessioni

04/03/2020 – Di Matteo: “offerto l’incarico al DAP, ma poi Bonafede ci ha ripensato, i Boss Mafiosi non mi volevano” (Di lunedì 4 maggio 2020) Il magistrato rende noto il dietrofront del Guardasigilli, dopo avergli offerto l’incarico al Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria in favore di Basentini. Bonafede: “Proposi a Di Matteo di diventare direttore degli Affari Penali, ruolo più incline alla lotta alla mafia”. La replica: “i Boss nelle carceri non mi volevano”. Rischia di creare una scia di polemiche … L’articolo Di Matteo: “offerto l’incarico al DAP, ma poi Bonafede ci ha ripensato, i Boss Mafiosi non mi volevano”.

Ecco le parole nel dettaglio del Guardasilli Bonafede:
“Rimango veramente esterrefatto – ha replicato Bonafede intervenendo telefonicamente – nell’apprendere che viene data un’informazione grave nella misura in cui si lascia trapelare un fatto assolutamente sbagliato e cioè che sarei arretrato dalla mia scelta di proporre al dottor Di Matteo un ruolo importante all’interno del ministero perché avrei saputo di intercettazioni. Di Matteo lo stimo, ma dobbiamo distinguere i fatti dalle percezioni, perché dire agli italiani che lo stato sta arretrando rispetto alla lotta mafia è un fatto grave”. “Non sto chiamando – ha proseguito il ministro – né per difendermi né per dare chiarimenti, io metto davanti i fatti perché nei miei quasi due anni da ministro ho portato avanti solo leggi scomode, che mi fanno vivere sotto scorta, ho firmato 686 atti per il 41 bis.

La questione – ricostruisce Bonafede – è molto semplice: io ho chiamato il dottor Di Matteo per la stima che ho nei suoi confronti, parlandogli della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli, o capo del Dap o direttore degli Affari penali, dicendogli che era mia intenzione farlo scegliere praticamente a lui, anche se ne avremmo parlato insieme. Nella stessa telefonata Di Matteo mi chiarisce che c’erano state nelle carceri delle intercettazioni” nelle quali i detenuti avrebbero espresso la loro contrarietà alla sua nomina al Dap: “credo abbiano detto ‘facimmo ammuinà”. “Non sono uno stupido – continua il Guardasigilli – sapevo chi è Di Matteo, sapevo chi stavo per scegliere, e tra l’altro lquella intercettazione era già stata pubblicata e sono intercettazioni di cui il ministro dispone perché le fa la polizia penitenziaria.

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Il fatto che il giorno dopo avrei ritrattato quella proposta in virtù di non so quale paura sopravvenuta non sta né in cielo né in terra. E’ una percezione del dottor Di Matteo. Quando lui è venuto al ministero gli ho detto che tra i due ruoli per me sarebbe stato molto più importante quello di direttore degli Affari penali perché era molto piu di frontiera nella lotta alla mafia. Quindi non gli ho proposto un ruolo minore nella lotta alla mafia. E a me sinceramente era sembrato che alla fine dell’incontro fossimo d’accordo”.

Ed ecco ciò che non quadra:
1) – Di Matteo ha fatto una pessima figura. Ha aspettato tanto per intervenire con una telefonata in diretta in una trasmissione che attacca continuamente il governo? Nota dolente dell’esternazione di Di Matteo, fare una dichiarazione sensibile in tv è assai strano.
Giletti… scandaloso come sempre, lascia intendere quello che vorrebbe lui, ci riesce solo con chi è d’accordo. Comunque non ci vuole molto per capire, Bonafede non gli ha offerto il DAP per certe intercettazioni e email, sicuramente per non metterlo a rischio, dandogli un posto più importante, poi la scelta l’ha presa Di Matteo che comunque merita rispetto, ma una discussione con simili dichiarazioni non si sarebbe mai dovuta fare in TV e sopratttuo da uno sciacallo come Giletti,…che approfitta sempre degli scoop organizzati…di una prepotenza inaudita vuoi portare le risposte dove vuole lui ma pensa che siamo tutti stupidi.. ha interrotto il ministro perché dovevi intervistare Briatore per sparre a raffica ancora sul Governo.. ha invitato più volte il Ministro a telefonare poi lo interrompe continuamente e non lo fa finire nemmeno…

Dal momento che le #intercettazioni dei carcerati risultano essere #precedenti al primo appuntamento tra l’allora sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo ed il Ministro Alfonso Bonafede, se quest’ultimo fosse stato intimidito dalle minacce di quei carcerati (come lascia intendere Di Matteo), avrebbe ben potuto proporre ad altri, sin da subito, l’incarico al Dap, quindi: La logica smentisce le allusioni di Nino Di Matteo

2) Non siamo tutti psicologi.. ma non ci vuole un arco di scienza per capire che era tutta una sceneggiata
Giletti aveva il compito di mettere in ridicolo Alfonso Bonafede con la partecipazione di Nino di Matteo. Se Bonafede avesse avuto torto, non sarebbe intervenuto in diretta, ma ha telefonato ed ha chiarito i fatti.
Ma #Giletti e gli altri cosa hanno fatto?
Si guardavano in faccia e sotto quella specie di faccia sorridevano. Ecco il punto chiave, la cosa era preparata per mettere in difficoltà il ministro. Poiché Giletti aveva già sentito telefonicamente Nino di Matteo. Tutte quelli che hanno guardato la trasmissione ora si scaglieranno contro Bonafede, oggi vedremo anche i due #Sciacalli Salvini e Meloni. Cari telespettatori dovete imparare non solo ad ascoltare, ma leggere i comportamenti ed osservare i volti (da presa per culo) di chi sta partecipando alla trasmissione e al dominio del conduttore.

Quindi, riepilogando, il Ministro Bonafede, alla fine, aveva offerto un ruolo di maggior peso al Dott. Di Matteo e questo ruolo era quello che aveva avuto Giovanni Falcone.
Ruolo che non e’ stato accettato punto. Quelle facce stupite degli ospiti di Giletti che assaporavano un quasi scandalo, possono tornare nel rilassamento dei muscoli facciali. Per il successore di Basentini il nome al momento più gettonato è quello di un altro pm antimafia, il magistrato napoletano Catello Maresca. Non si escludono, però, colpi di scena come la nomina dello stesso Nino di Matteo, attuale consigliere del Csm, e toga molto stimata negli ambienti del M5s.

3) – Bonafede ha proposto al magistrato due ruoli: capo del Dap o responsabile degli affari penali (questo secondo ruolo, piu legato al ministero della giustizia, era stato ricoperto da Falcone). Di Matteo ha detto che avrebbe dovuto pensarci. Da segnalare che Bonafede aveva che il secondo ruolo fosse più congeniale a Di Matteo, tanto che quest’ultimo stesso l’ha dichiarato e ha coperto il primo, con segnalazione della coalizione che avevano con la Lega.
Era giugno 2018!
Quando Di Matteo ci ha ripensato, il primo posto era già stato assegnato e Di Matteo ha rifiutato il secondo. A Di Matteo è venuto il dubbio che Bonafede non lo avesse voluto al Dap per non inimicarsi la mafia, però non lo ha mai detto, non ha denunciato il fatto né alla magistratura, né all’antimafia. L’ha detto da Giletti, mentre Bonafede non c’era. Le intercettazioni dei carcerati che non volevano Di Matteo al Dep sono arrivate prima della chiamata di Bonafede a Di Matteo. Si possono controllare gli articoli sul il fatto quotidiano che denunciava già questa situazione. Mi domando se avesse avuto paura o fosse corrotto come volete farlo passare voi, perché chiamare il magistrato? Poi rendiamoci conto che Bonafede firma ed ha firmato centinaia di carcerazioni. Non credo che gli conviene tali scarcerazioni
Vogliamo parlare delle vere intercettazioni e di cosa hanno fatto il cdx e company?I veri collegamenti con mafia, a ndrangheta, qua si sta mettendo sul fuoco Bonafede come le streghe ai tempi passati.

La sceneggiata messa in onda in tardissima serata, quasi a mezzanotte, lo scontro non è sfuggito alla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Fossi Alfonso Bonafede, rassegnerei subito le mie dimissioni di ministro della Giustizia”. Per Mariastella Gelmini, Bonafede deve riferire subito in Parlamento. “Le gravissime accuse del pm non possono cadere nel vuoto: o Di Matteo lascia la magistratura o Bonafede lascia il Ministero della Giustizia” scrive su twitter la capogruppo di Forza Italia alla Camera. Posizione analoga del leghista Paolo Grimoldi: Delle due l’una: o Di Mateo ha ragione e allora il ministro Bonafede deve dimettersi immediatamente, tanto avrebbe comunque dovuto dimettersi per dignità dopo i disastri combinati nelle carceri da Basentini. Oppure se a mentire è stato Di Matteo allora è lui a dover trarne le conseguenze. Ora il ministro della Giustizia venga subito a riferire in Parlamento senza perdere un minuto”.

Scavando scavando si scopre che la questione tra il ministro e l’ex pm Nino Di Matteo è nata per una poltrona a cui ambiva il membro del Csm, quella del Dap che porta un sacco di vantaggi economici. Ma oggi scopriamo anche un’altra cosa….Il capo di Di Matteo, che è Piercamillo Davigo, a settembre compie 70 anni e per questo motivo perderebbe la sua poltrona al Csm che, naturalmente, vuole mantenere. Ma la legge è chiara: chi ha 70 anni termina il mandato. Così nel decreto liquidità, che serve per contrastare il danno economico dovuto al Coronavirus, per dare i soldi a chi sta in difficoltà, c’è un emendamento all’articolo 36 bis che recita così: “Al fine di assicurare l’espletamento dei compiti assegnati dalla legge ai rispettivi servizi di preminente interesse generale, […] è aumentata di due anni l’età di collocamento d’ufficio a riposo per raggiunti limiti d’età come previsto dai rispettivi ordinamenti […] dei magistrati in servizio alla data del 9 aprile 2020“. Cosa per cui Davigo sarebbe salvo.
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