Raggi, linea dura sui dipendenti pubblici: «Via chi non lavora»

29/09/2018 – La logica, dicono a Palazzo Senatorio, non è brunettiana, semmai iniettata di una buona dose di pragmatismo, quella che deve avere chi da due anni a questa parte amministra una macchina burocratica ciclopica, 24mila addetti comunali più altrettanti dipendenti nel calderone delle partecipate. Macchina che macina record di assenteismo, soprattutto nelle municipalizzate, e dove un comunale su 4 ha in tasca la licenza 104, otto volte in più che nel settore privato. «I dipendenti pubblici? Se lavorano bene restano, se non sono in grado devono poter essere mandati a casa, esattamente come avviene nelle società private», ha detto ieri Virginia Raggi, incalzando il governo a intervenire sulla materia.

GLI «ESUBERI» DI GRILLO
Al netto di una boutade di Beppe Grillo, che prima delle elezioni del 2016 si lasciò scappare «negli uffici comunali ci saranno esuberi», l’approccio dei pentastellati romani sui dipendenti pubblici sembra molto, molto meno docile di quello iniziale, quando diversi candidati a 5 stelle acciuffarono uno scranno in Assemblea capitolina proprio grazie al favore di sindacati e cordate di travet.

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Gli esuberi evocati da Grillo, al momento, non si sono visti. Ma una netta sterzata per «efficientare» la macchina, come si dice in gergo, quella sì. La (nuova) linea dura del M5S l’ha sperimentata la sindacalista, pure filo-grillina per molto tempo, Micaela Quintavalle, licenziata dall’Atac dopo un filotto di procedimenti disciplinari. E anche impiegati e vigili d’ora in avanti saranno trasferibili da un ufficio all’altro a grande velocità, senza che per rimpinguare un servizio scoperto ci si infili in procedure interminabili. Questo ha fatto capire ieri, sulle colonne del Messaggero, il delegato al Personale di Raggi, Antonio De Santis, che già un anno fa, col nuovo contratto decentrato dei dipendenti comunali, ha mandato in soffitta definitivamente i bonus a pioggia contestati dalla Ragioneria dello Stato.



«Ora che siamo al governo – ha detto ieri la sindaca all’evento Panorama d’Italia, intervistata dal direttore di Panorama, Raffaele Leone – credo che dovremo essere coraggiosi». In Campidoglio «piace molto il decreto Concretezza del ministro Bongiorno perché va a lavorare sull’efficienza» del dipendente pubblico. Ma, ha rimarcato Raggi, «dovremmo spingerci ancora più in là. Dobbiamo avere il coraggio di dire che in una pubblica amministrazione il posto non è a vita. I cittadini meritano di avere una corpo amministrativo che lavori nell’esclusivo interesse pubblico». Cosa che non sempre, a Palazzo Senatorio e nel sottobosco delle municipalizzate, è avvenuta.

«MI SENTO CON BEPPE»
Raggi ieri ha parlato anche del rapporto con i vertici del Movimento («Mi sento con Beppe Grillo, quasi mai con Davide Casaleggio»), e ha detto che del suo «futuro politico» dopo il 2021, quando scadrà la consiliatura – sempre che per lei non arrivi a novembre una condanna e quindi le dimissioni – «non so», perché, ha sottolineato la sindaca, «sono concentrata sui prossimi tre anni». – FONTE
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