Autostrade, accordo nella notte: Conte sbatte fuori i Benetton, entra Cdp. Benetton sotto il 10%

15/07/2020 – Una lunga trattativa nella notte, poi la fumata bianca alle prime luci dell’alba: i Benetton rinunceranno progressivamente alla quota in Aspi mentre entrerà come socio di maggioranza Cdp con il 51%, trasformando di fatto la società in una public company. È il risultato della lunga e difficile trattativa notturna sul dossier Autostrade, con tanto di revisione complessiva della concessione. Dovranno ora essere definiti i prossimi step: sarà Cassa depositi e prestiti nelle prossime due settimane, su mandato del governo, a organizzare la progressiva uscita di Atlantia, che prima scenderebbe a una quota intorno al 10%.

La nottata difficile, cominciata con un’ora di ritardo intorno alle 23 – e con un vertice dei capidelegazione saltato – è stata segnata da uno stop della riunione, intorno a mezzanotte, con un confronto lungo un’ora tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, poi una nuova lunga interruzione dall’1 alle tre e mezza, tra i mugugni di Iv e M5s, per poi chiudersi dopo le 5. La linea del presidente del Consiglio è sempre stata la stessa: o i Benetton accettano o sarà revoca, avrebbe minacciato, come riferiscono fonti ministeriali, con il numero uno del Mef impegnato nella ricerca di una soluzione: a lui e alla titolare del Mit Paola De Micheli ora il compito di definire gli aspetti dell’accordo.

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La situazione si è sbloccata con la disponibilità della famiglia Benetton all’uscita dall’azionariato della di Autostrade: due le proposte presentate dalla società. La proposta prevede specifici punti qualificanti riguardo alla transazione e al futuro assetto societario del concessionario: misure compensative ad esclusivo carico di Aspi per il complessivo importo di 3,4 miliardi di euro; riscrittura della convenzione, tariffe e concessioni comprese, che sarà adeguata all’articolo 35 del Milleproroghe, rafforzamento del sistema dei controlli a carico del concessionario;aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni da parte del concessionario; rinuncia a tutti i giudizi promossi in relazione alle attività di ricostruzione del ponte Morandi, al sistema tariffario e sulla legittimità del milleproroghe. Per quanto riguarda l’assetto societario, il controllo di Aspi passerà a Cdp (al 51%), con la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato da parte di Cdp; l’acquisto di quote partecipative da parte di investitori istituzionali; la cessione diretta di azioni Aspi a investitori istituzionali di gradimento di Cdp; con l’impegno da parte di Atlantia a non destinare in alcun modo tali risorse alla distribuzione di dividendi; la scissione proporzionale di Atlantia, con l’uscita di Aspi dal perimetro di Atlantia e la contestuale quotazione di Aspi in Borsa.

Gli azionisti di Atlantia valuteranno la smobilizzazione delle quote di Aspi, con conseguente aumento del flottante.In alternativa, spiega in una nota il governo, Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l’intera partecipazione in Aspi, pari all’88%, a Cdp a investitori istituzionali di suo gradimento. Dopo il lungo braccio di ferro, è la disponibilità dei Benetton a ‘capitolare’ alle richieste del governo a chiudere il capitolo.

La revoca è uno spettro lontano, “la rinuncia alla revoca potrà avvenire solo in caso di completamento dell’accordo transattivo”, viene specificato nel comunicato della riunione.

La soluzione trovata nella notte sul futuro di Autostrade spinge Atlantia in Borsa. La holding infrastrutturale, che ha come primo azionista Edizione, la cassaforte della famiglia Benetton, non riesce a fare prezzo in apertura con un rialzo teorico che all’avvio era sopra il 17% e a dopo pochi minuti di contrattazioni sfiora il +19%. – [FONTE]

Ieri è successo qualcosa di assolutamente inedito nella storia politica italiana. Il Governo ha affermato un principio, in passato calpestato: le infrastrutture pubbliche sono un bene pubblico prezioso, che deve essere gestito in modo responsabile, garantendo la piena sicurezza dei cittadini e un servizio efficiente.

Non spetta al Governo accertare le responsabilità penali per il crollo del Ponte Morandi. Questo è compito della magistratura e confidiamo che presto si completino questi accertamenti in modo da rendere giustizia a tutte le vittime di questa tragedia.

Il compito del Governo è contestare le gravi violazioni contrattuali e la cattiva gestione di cui si è resa responsabile Aspi e impedire che i privati possano continuare ad avvantaggiarsi di una concessione totalmente squilibrata a loro favore sia dal punto di vista giuridico sia dal punto di vista economico. Dopo un negoziato durissimo, il risultato è:

A) L’estromissione della famiglia Benetton

I Benetton hanno accettato di cedere la loro partecipazione in Aspi e quindi la gestione della infrastruttura (attraverso due percorsi societari alternativi);

B)Autostrade per l’Italia (Aspi) diventa una public company.

E comunque avrà un socio pubblico di riferimento e sarà aperta a nuovi investitori istituzionali;

C) Risarcimento Danni

Hanno accettato di corrispondere un cospicuo risarcimento danni (3,4 miliardi);

D) Disciplina dell’inadempimento

Hanno rinunciato alla clausola di assoluto privilegio che gli attribuiva il diritto di ottenere i mancati guadagni per tutta la durata della concessione (circa 23 miliardi) pur in caso di scioglimento del contratto per gravissimo inadempimento (come nel caso del crollo del Ponte Morandi);

E) Nessun spazio a negligenza, incuria e manutenzione approssimativa.

Anzi, maggiori investimenti in manutenzione e sicurezza. La sicurezza dei cittadini non è revocabile. Puntiamo ad un rafforzamento del sistema dei controlli e all’aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni. Nessuno resterà impunito;

F) Tutela del lavoro

La partita su Aspi non poteva essere giocata sulla pelle di famiglie. L’intervento dello Stato tutela i posti di lavoro e in una prospettiva di lungo periodo offre anzi una visione occupazionale di ampia portata;

G) Moderazione del sistema tariffario

Nostri i pedaggi, loro i profitti? Non più. Hanno accettato di riformulare il piano tariffario secondo le nuove indicazioni dell’autorità regolatoria (ART) e hanno accettato di riportare in equilibrio economico e giuridico la convenzione che appariva totalmente squilibrata a favore di Aspi, cosa questa che è all’origine delle difficoltà di questo negoziato;

H) Hanno accettato di rinunciare e abbandonare tutte le cause contro il concedente.

Tutto questo andrà tradotto nei prossimi giorni in un accordo chiaro e trasparente.
Questa è l’unica strada che potrà impedire la revoca della concessione.

Nel Cdm di ieri è stata scritta una pagina inedita della nostra storia. L’interesse pubblico ha avuto il sopravvento rispetto a un grumo ben consolidato di interessi privati. È successo qualcosa di straordinario che dovrebbe essere semplicemente ordinario. Ha vinto lo Stato. Hanno vinto i cittadini. Avremo tariffe più eque e trasparenti, più efficienza, più controlli, più sicurezza. Ha vinto, infine, il rispetto della memoria delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi.
Giuseppe Conte
Danilo Toninelli
MoVimento 5 Stelle
MoVimento 5 Stelle Lombardia

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