“Il partito dei salotti che deride i poveri del Sud e il reddito di cittadinanza“


13/03/2018 – Cosa c’è da ridere, razzisti? Adesso che si è scoperto che la notizia sulla presunta fila e sulla ressa agli sportelli dei Caf in Sicilia e Calabria per chiedere il reddito di inclusione era una panzana colossale (anche se oggi si dice fake news), mi piacerebbe discutere sul sottofondo razzistico antimeridionale e cieco, che questa vicenda ha fatto emergere come la feccia dal pozzo. La dinamica del gioco delle opinioni, e la lettura strumentale che è stata data della notizia era abbastanza chiara, e serviva a colpire, politicamente il Movimento cinque stelle: ovvio. Ma era meno chiaro, forse, che culturalmente, per raggiungere questo obiettivo si delegittimava tutto il sud. Prendere in giro i cafoni che corrono come dei gonzi a chiedere l’assegno era un modo per dire: sono degli straccioni, sono dei miserabili, sono dei morti di fame, che chiedono una regalia che nemmeno gli spettava, ah ah ah che ridere.

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Per colpire un partito politico, dunque, si faceva diffamazione etnica. Ma forse, ben vedere, era anche il contrario: il primo obiettivo, in quest’Italia divisa è quello di raccontare di un sud caricaturale in perenne attesa di elemosina. Al nord ci sono quelli che vogliono lavorare, e che per questo votano per la flat tax, al sud ci sono quelli che vogliono essere mantenuti senza far niente. Se si applicasse lo stesso metodo grossolano, si potrebbe dire che al Nord ci sono quelli che vogliono la flat Tax per non pagare le tasse e al sud quelli che vogliono il reddito di cittadinanza per potersi formare, o perché sono cultori del welfare scandinavo.



A dire il vero, prima che ottimi servizio di controinchiesta facessero chiarezza (su tutti c’è quello, molto attendile e approfondito di valigiablu.it) mi chiedevo perché questa notizia fosse stata cavalcata con tanta sovreccitata demenza, anche da tanti opinionisti democratici. Prendete infatti l’ipotesi che quella notizia fosse vera: davvero in nome del neo-razzismo filo nordista, si può ridere di un povero che spera in un reddito di cittadinanza? Davvero i radical chic che sostengono il partito democratico non hanno capito che vincere (solo) nei salotti di Roma, nei salotti di Torino, e nei salotti di Milano, per un partito di sinistra equivale a perdere? Il fondamento di verità della notizia, infatti, come hanno verificato le inchieste, era il fatto che alcune famiglie indigenti, tra l’altro note ai Caf in questione, fossero andati a chiedere notizie sul Rei, il famoso e nuovo reddito di inclusione appena varato dal governo Gentiloni.

Non si trattava quindi di sprovveduti, o di grulli, ma di poveri alla canna del gas. Tra l’altro, la normativa molto complessa delle soglie di accesso, economiche, sociali patrimoniali, fa sì che molti degli interessati (spesso cinquantenni con figli, disoccupati di mezza età, non ragazzini con la paghetta) siano nella condizione di chiedersi se hanno diritto a quella forma di sussidio oppure no. Ma se fossero anche solo dei poveri, con un basso tasso di scolarizzazione e di consapevolezza, che vanno a chiedere notizie di una possibilità di sussidio, perché non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, come si può anche solo pensare di sorriderne? Dietro questa miserabile vicenda, quindi, c’è un tic culturale, da fighetti di riccanza che fa paura: quella di chi, con la pancia piena, si permette di ridere del povero che chiede l’elemosina in mezzo alla via. Questa non è politica, nel giornalismo, e solo un miserabile bullismo ideologico. Non dovete ridere, racist-chic: dovete solo vergognarvi. (Luca TELESE – Tiscali.it)
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