Riforma della prescrizione, Davigo: ‘Se i delitti non si prescrivono più, i processi durano meno’

08/11/2018 – “Abbiamo un sistema giudiziario in cui un imputato condannato in primo grado fa appello per avere ridotta la pena, ma sperando in realtà di non scontare alcuna pena, neppure ridotta, perché tanto arriverà la prescrizione.”

Lo ha detto Piercamillo Davigo, ex pm di Mani pulite, ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e attuale componente del Consiglio superiore della magistratura, in un’intervista per il Fatto Quotidiano.

Davigo, ha ribadito che la riforma della prescrizione non lede gravemente i diritti dei cittadini, anzi “intervenendo sulla prescrizione i tempi si accorciano. I processi in Italia durano tanto perché ce ne sono troppi” e perché “ci sono troppi appelli e ricorsi in Cassazione, fatti in attesa che arrivi la prescrizione.

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Altra causa è che alcuni comportamenti che ridurrebbero la durata dei dibattimenti non sono attuati, perché per gli imputati e loro avvocati è più conveniente puntare sulla prescrizione del reato.”

Nel momento in cui gli viene fatto notare che le cifre mostrano che solo il 20 per cento dei processi si prescrive dopo la sentenza di primo grado, e che dunque la riforma non interverrebbe sull’80 per cento delle prescrizioni, Davigo ha affermato: “Il problema è che da noi la prescrizione non parte da quando il pm acquisisce la notizia di reato, ma da quando il fatto è avvenuto. Così le procure della Repubblica scoprono molti casi che sono successi magari 4 o 5 anni prima, che si prescrivono in 7 anni e mezzo e con solo 2 anni e mezzo per fare le indagini e celebrare tre gradi di giudizio.”

“Impossibile. Sarebbe lavoro inutile, – ha continuato – così le Procure li lasciano prescrivere per dedicarsi a inchieste più utili. Poi c’è comunque un imbuto tra Procura e Tribunale: a Roma la Procura ha 60mila processi pronti da mandare a giudizio, ma il Tribunale di Roma ne può accettare soltanto 12mila l’anno. Capisce che così il sistema non funziona.”
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