Francia: approvata la “Legge Florange” anti-delocalizzazione

25/02/2014 – Approvata oggi in Francia la nuova norma (rivista, ammorbidita e corretta) che si pone l’obiettivo di impedire la fuga delle grandi aziende in paesi con un costo del lavoro più basso e fiscalità più leggera.

Solo nell’ultimo anno sono oltre 900 le imprese francesi che hanno deciso di lasciare il paese d’origine, fissando la propria sede in paesi in cui fare impresa è più semplice. Meta preferita la Svizzera, dove i livelli contributivi sono più bassi di oltre 30 punti percentuali rispetto che in madrepatria.

F4_10613anceLa bagarre è iniziata quando il magnate indiano dell’acciaio Lakshmi Mittal ha deciso di chiudere il polo siderurgico di Florange, lasciando senza lavoro oltre 600 dipendenti. Governo e sindacati si sono battuti per mesi e hanno perso. La bruciante sconfitta ha dunque portato all’idea di una riforma, votata ieri in parlamento, la “Legge Florange” (anche detta Legge anti-delocalizzazioni).

Hollande rispetta così una delle promesse fatte in campagna elettorale, ma, come spesso accade in politica, è una vittoria di pirro: la legge infatti è stata riveduta e corretta in base alle critiche del Medef (la Confindustria francese) arrivando ad essere portatrice unicamente di obblighi per aziende con più di mille dipendenti (pochissime) e portatrici di multe non così salate. Le aziende con oltre 1000 dipendenti avranno l’obbligo di ricercare un acquirente che garantisca il protrarsi della produzione e per chi non rispetta questa regola è stabilita una multa del 2% del fatturato più la restituzione degli aiuti statali percepiti nei due anni precedenti.

Critiche piovono ovviamente dai sindacati che ritengono la legge troppo blanda per proteggere realmente i lavoratori (oltre l’80% delle delocalizzazioni hanno riguardato fin ora aziende con meno di 1000 dipendenti) e dalla destra che annuncia da subito che farà ricorso alla Consulta per violazione del diritto d’impresa. Contrario rimane poi il Medef che ritiene questa riforma un enorme scoraggiamento nei confronti di possibili investitori stranieri (nonostante gli sforzi di Hollande nell’invitare all’Eliseo una trentina di multinazionali).

La tematica della delocalizzazione delle imprese è ben conosciuta anche in Italia.
Come non pensare alla vicenda Fiat (azienda che ha ricevuto oltre sette miliardi di contributi dallo Stato italiano da 1977 al 2009), allo spostamento della sede nei Paesi Bassi e della sede fiscale in Gran Bretagna (questo quando, dopo la fusione con Chrysler è diventata Newco). Come sempre in Italia, fatta la legge, trovato l’inganno.

Si perchè la legge c’è.
Grazie ad una proposta del Movimento 5 stelle è stata votata in parlamento una nuova norma per impedire la delocalizzazione in paesi extra UE, pena la perdita dei contributi pubblici ricevuti e l’obbligo di restituzione(previsto dalla legge di stabilità). La penalizzazione si attiva tuttavia solamente se il personale viene dimezzato. Fatta la legge, trovato l’inganno.

“Per quanto ancora vogliamo sopportare questa situazione al limite dello schiavismo? Quante altre “situazioni di emergenza” ci faranno bere, da quanti altri “baratri” ci dovremo salvare rimandando i provvedimenti più necessari e mantenendo in vigore questo sistema vergognoso che, lui sì, ci sta veramente portando a sfracellarci al suolo?”
Dario Fo (dic 2013)

FONTE

 

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