Palermo, arresti per mafia: sventato un omicidio a Bagheria

13/09/2021 – La Procura di Palermo e i carabinieri del comando provinciale sono dovuti intervenire in fretta. La famiglia mafiosa di Bagheria stava per ammazzare un uomo che non rispettava le regole. Che aveva osato sfidare il nuovo boss in pubblico.

Da qui il fermo nella notte di otto persone. Il provvedimento è firmato dai pubblici ministeri coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Salvo De Luca. Gli arrestati rispondono a vario titolo per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, detenzione e vendita di armi clandestine, estorsione, lesioni personali aggravate.

Il nuovo boss. Le indagini del nucleo investigativo del Comando provinciale di Palermo, guidato dal generale Giuseppe Le Liso, avrebbero fotografato il passaggio del bastone del comando da Onofrio Catalano, detto Gino, con il benestare dell’allora capo mandamento Francesco Colletti (oggi collaboratore di giustizia) a Massimiliano Ficano.

Quest’ultimo, forte del legame con l’ergastolano Onofrio Monreale, avrebbe ridimensionato il ruolo di Catalano, affidandogli esclusivamente gli affari della droga.
Nonostante il periodo di frizione i due capi avrebbero comunque tenuto ben saldo il controllo del territorio imponendo le estorsioni e dirigendo le piazze di spaccio. Ad occuparsi dello smercio degli stupefacenti sarebbero state persone autorizzate da Cosa Nostra e obbligate a versare una quota fissa dei profitti.

Soldi alle famiglie dei detenuti
Droga e centri scommesse sono il core business della mafia, da cui arrivano i soldi che servono per sostenere i familiari dei detenuti. Chi resta in libertà ha il dovere di occuparsi di chi è in carcere altrimenti l’intera Cosa Nostra, già messa alle corde dai continui blitz, rischia di crollare definitivamente.

Il pizzo, però, deve essere ugualmente imposto altrimenti si perde il controllo del territorio. Così sarebbe accaduto ad esempio ai titolari di un panificio che sarebbero stati costretti da Catalano a bloccare la vendita di dolci perché facevano concorrenza ad un bar pasticceria gestito da un commerciante vicino alla famiglia mafiosa. – [FONTE]

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