Caso Fakir: la Tac ossea rileva “compromissione respiratoria”. Sotto lente la dinamica del contenimento

24/07/2026 – BOLOGNASvolta nelle indagini sul decesso di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina morto lo scorso 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento di polizia e 118. I primi riscontri della Tac ossea total body, eseguita prima dell’autopsia ufficiale presso l’istituto di medicina legale del Policlinico Sant’Orsola, accendono i riflettori sulle cause del decesso, evidenziando una severa compromissione delle vie respiratorie.

I rilievi clinici: polmoni occlusi e assenza di fratture
Secondo quanto emerso dagli accertamenti radiologici preliminari, l’esame ha riscontrato una massiccia presenza di sangue nei polmoni della vittima. Un quadro clinico che gli esperti definiscono compatibile con uno scenario di asfissia o soffocamento.
Di contro, i consulenti di parte nominati dalle difese hanno evidenziato come l’esame osseo non abbia rilevato fratture, lesioni scheletriche o traumi diretti alla colonna o alla gabbia toracica. Questo elemento escluderebbe l’utilizzo di una forza d’impatto violenta sul corpo dell’uomo, spostando l’asse dell’indagine medica sulla postura e sul tempo di contenimento a terra.
Il fattore tempo: cinque minuti decisivi?
Al centro del fascicolo d’indagine, coordinato dalla Procura della Repubblica di Bologna, c’è la ricostruzione millimetrica dei minuti successivi al bloccaggio di Fakir. L’uomo, in forte stato di agitazione psicomotoria, sarebbe rimasto immobilizzato in posizione prona, con il torace schiacciato al suolo, per circa cinque minuti. Un lasso di tempo che, secondo i consulenti della famiglia della vittima, potrebbe aver provocato l’asfissia posturale.
L’autopsia vera e propria, definita dai periti “estremamente complessa”, si è conclusa nel pomeriggio del 24 luglio. Per ottenere una diagnosi definitiva e ufficiale sarà tuttavia necessario attendere i canonici 90 giorni per il deposito delle relazioni scritte, che integreranno anche i cruciali esami istologici e tossicologici.
Sei indagati tra forze dell’ordine e sanitari
Al momento la Procura ha iscritto nel registro degli indagati sei persone, come atto dovuto per consentire lo svolgimento degli accertamenti irripetibili. Si tratta di due agenti delle Volanti e di quattro operatori del 118 (due infermieri e due autisti soccorritori), intervenuti sul posto per sedare l’uomo. L’ipotesi di reato contestata è omicidio colposo.
Le reazioni della politica e dei legali
“I dati emersi non smentiscono l’ipotesi del soffocamento”, ha commentato l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, mantenendo una linea di prudente fermezza in attesa delle conclusioni medico-legali.
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Sul caso è intervenuto anche il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Pur esprimendo il proprio cordoglio per la morte del 42enne, il titolare del Viminale ha difeso l’operato della Polizia di Stato, dichiarando che, dalla prima visione dei filmati di sorveglianza e dei bodycam, l’intervento degli agenti risulterebbe eseguito in conformità con i protocolli operativi stabiliti per il contenimento di soggetti in stato di grave alterazione.
La redazione di L’Onesto continuerà a monitorare il caso, in attesa dei risultati tossicologici che dovranno chiarire l’eventuale assunzione di sostanze da parte della vittima prima del decesso.

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