Ddl Caccia al Senato: cacciatori bioregolatori fauna”Cacciatori dentro casa? Spiegatelo agli italiani”. M5S all’attacco in Senato

21/06/2026 – Le nuove direttive sulla caccia, promosse dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e attualmente in discussione in Senato (noto anche come DDL Malan), mirano a riformare la storica legge quadro 157/1992. Il provvedimento ha sollevato accesi dibattiti politici e ambientali.

I punti chiave della riforma includono:
  • Ridefinizione del ruolo del cacciatore: L’attività venatoria viene definita per legge come “attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità” e i cacciatori vengono concettualmente inquadrati come “bioregolatori”.
  • Gestione della fauna: Le Regioni avranno più autonomia, con la possibilità di convertire le aziende faunistico-venatorie in agrituristico-venatorie e di estendere potenzialmente i periodi di caccia. [1]
  • Controllo faunistico: Si prevede di intervenire sull’abbattimento di animali selvatici (come i cinghiali) per scopi di sicurezza e contenimento delle specie, modificando le regole attuali sugli organi di vigilanza.
Le critiche e i rilievi internazionali
La riforma è fortemente osteggiata dalle associazioni ambientaliste, che temono ripercussioni sulla fauna selvatica. Inoltre, la Commissione Europea ha già espresso rilievi di incompatibilità con alcune direttive comunitarie, e l’iter parlamentare è oggetto di forti contestazioni da parte delle opposizioni. Il Ministro Lollobrigida ha tuttavia respinto le critiche definendole “fandonie” e ribadendo la necessità di aggiornare una normativa vecchia di oltre trent’anni.

Ministro Lollobrigida non scendere dal treno, questa volta FERMALO! State deragliando. (M5S)

Nel corso delle ultime settimane, la Commissione europea ha inviato al Governo italiano una comunicazione con rilievi su possibili profili di incompatibilità con il diritto dell’Unione europea riguardo ad alcune disposizioni del disegno di legge (n. 1552) sulla #caccia, attualmente all’esame del Senato anche in relazione a modifiche alla normativa su attività faunistico-venatorie e agricole. Le osservazioni che riguardano la competenza del ministro Lollobrigida sono all’art. 10, che si riferisce all’estensione della possibilità di cacciare tutto l’anno, quindi decisamente oltre i termini, nei territori gestiti da attività faunistico-venatorie e alla possibile trasformazione delle aziende agricole in agri-faunistiche-venatorie, con evidenti criticità rispetto ai limiti previsti dalle direttive europee di tutela della fauna selvatica che è patrimonio indisponibile dello Stato, non dimentichiamolo!
Nel #questiontime di oggi, in diretta tv ho rappresentato a chiare lettere al Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida quanto grave sia stata questa omissione di condivisione al parlamento.
Nell’interrogarlo gli ho chiesto se comunque avesse avviato delle interlocuzioni istituzionali con la commissione europea; e se ha considerato che la predetta proposta di estensione delle attività faunistico-venatorie al settore agricolo potrebbe generare fenomeni distorsivi nell’utilizzo sia delle risorse, che di strutture e agevolazioni destinate ora solo al comparto primario! Quindi si andrebbe a favorire una forma impropria di qualificazione agricola, una attività nuova, priva di effettiva connessione funzionale con la produzione agricola.
Ho chiesto inoltre quali iniziative nel suo ministero hanno pensato di portare avanti al fine di assicurare la piena aderenza alle reali necessità del comparto agricolo, nel rispetto dei principi e degli obblighi derivanti dall’Unione europea.
…il ministro nella sua risposta ha parlato di tutt’altro dimostrando un assoggettamento totale alle lobby della caccia e nessuna visione risolutiva dei danni che indubbiamente producono alcune specie animali, ma a quei danni ne stanno aggiungendo altri a noi ben chiari, su cui saremo coinvolti tutti alla fine di questa folle corsa.