IL FAR WEST DELLA DISPERAZIONE: QUANDO LO STATO LATITA, I CITTADINI DIVENTANO CARNEFICI E VITTIME

La giustizia sommaria sanguina sulle strade italiane. L’ultimo capitolo di una deriva sociale drammatica si è consumato il 27 agosto 2026 a Torino, in lungo Po Antonelli. Domenico Scullari, imprenditore di 39 anni, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio dopo aver inseguito e travolto con il suo SUV due giovani in monopattino, colpevoli di avergli appena scippato una catenina d’oro. Il bilancio è agghiacciante: un ragazzo di 19 anni è in coma, intubato in condizioni critiche, e l’altro, minorenne, è stato brutalmente picchiato dall’automobilista prima dell’intervento dei passanti.

Questo episodio, drammaticamente ribattezzato come il “nuovo caso Roggero” – dal nome del gioielliere piemontese condannato in via definitiva poche settimane fa per aver ucciso i suoi rapinatori in fuga – riapre una ferita profonda. Non si tratta di un caso isolato, ma del sintomo di un collasso sociale strutturale che attraversa l’intera penisola.

La mappa della giustizia fai-da-te: da Torino al dramma di Napoli

Il fenomeno della reazione violenta e incontrollata dinanzi all’illegalità diffusa unisce idealmente il Nord e il Sud del Paese, trovando nei contesti di forte tensione metropolitana il proprio terreno fertile.

  • Napoli e la Campania: Il territorio partenopeo ha drammaticamente anticipato e vissuto dinamiche identiche. Si ricordi il tragico precedente di Marano di Napoli, dove due rapinatori in scooter vennero speronati e uccisi dall’auto della vittima a cui avevano sottratto un orologio prezioso. In pieno centro a Napoli, le cronache registrano con spaventosa frequenza reazioni spontanee delle vittime o della folla: tentativi di linciaggio ai danni di scippatori bloccati nei vicoli dei Quartieri Spagnoli o nella zona della Stazione Centrale. Episodi in cui la rabbia accumulata si trasforma istantaneamente in una violenza che surroga le istituzioni.
  • Viareggio e il caso Cinzia Dal Pino: Solo pochi mesi fa, l’opinione pubblica è rimasta scossa dal caso dell’imprenditrice che ha schiacciato contro una vetrina con la sua auto il ladro che le aveva rubato la borsa, uccidendolo.

Il banco degli imputati: il silenzio complice delle istituzioni

Di fronte a passanti trasformati in investitori e a ragazzi in fin di vita sull’asfalto per una catenina d’oro, la cronaca non può fermarsi al codice penale. C’è una responsabilità politica e morale più profonda. Uno Stato che abbandona i propri cittadini, lasciandoli privi di una reale percezione di sicurezza e giustizia fino al punto di farli scannare tra di loro per strada, perde il diritto morale di considerarsi innocente.

La rabbia che arma la mano – o l’acceleratore – del cittadino comune nasce dal senso di totale solitudine istituzionale. Quando i territori vengono deregolamentati, le periferie abbandonate a se stesse e le forze dell’ordine ridotte a contare i reati anziché prevenirli, il patto sociale si rompe.

Il cittadino smette di credere nella legge perché avverte lo Stato come un’entità assente, un fantasma burocratico che si manifesta solo per esigere tasse o per processare chi ha reagito. La trasformazione di vittime di scippo in tentati omicidi è la dimostrazione plastica di un fallimento collettivo: in un Paese civile, la giustizia appartiene ai tribunali. Ma quando i tribunali e lo Stato lasciano il vuoto, quel vuoto viene inevitabilmente riempito dalla legge della giungla.