12/08/2026 – Alla fine il closing è arrivato. Con una nota congiunta rilasciata a maggio 2026, la State Oil Company of Azerbaijan Republic (SOCAR) ha annunciato il definitivo perfezionamento per l’acquisizione della quasi totalità delle quote di Italiana Petroli (IP) detenute dalla famiglia Brachetti Peretti.
I numeri dell’operazione descrivono un vero e proprio terremoto industriale per il Paese:
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- Il controllo della rete: SOCAR acquisisce una rete capillare di circa 4.500 stazioni di servizio diffuse in tutta Italia.
- La capacità industriale: Nel pacchetto rientrano depositi di stoccaggio nevralgici e due raffinerie strategiche, tra cui lo storico stabilimento ex API di Falconara Marittima.
- La forza lavoro: Oltre 1.500 dipendenti diretti cambiano bandiera aziendale, passando sotto la guida del nuovo amministratore delegato nominato da Baku.
Se per la holding venditrice si tratta della conclusione di un lungo percorso di dismissione sul libero mercato, per l’Italia l’accordo rappresenta una svolta geopolitica che sposta l’asse dei rifornimenti di carburante direttamente sulle sponde del Mar Caspio.
Lo scontro a Palazzo: la politica si spacca sul Golden Power
La notizia ha immediatamente innescato un violento cortocircuito tra le forze di maggioranza e le opposizioni in Parlamento. Al centro del dibattito c’è l’utilizzo – o il mancato utilizzo secondo le critiche – dei poteri speciali di veto statali (Golden Power) a tutela della sicurezza energetica nazionale.
- L’attacco delle opposizioni: Le minoranze parlamentari accusano l’esecutivo di incoerenza e di “passività geopolitica”. Secondo gli esponenti del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, cedere asset logistici e di raffinazione così cruciali a una compagnia controllata al 100% da un governo straniero extracomunitario espone l’Italia a potenziali ricatti energetici, indebolendo la sovranità nazionale proprio mentre si proclama la necessità di una totale indipendenza strategica.
- La difesa della maggioranza: Dal canto loro, i partiti della coalizione di governo difendono la regolarità del percorso autorizzativo e delle tutele introdotte. Fonti vicine ai ministeri competenti sottolineano che l’operazione ha superato rigorosi screening regolamentari e che l’ingresso di un grande operatore internazionale come SOCAR garantisce la continuità aziendale, la salvaguardia dei livelli occupazionali e massicci investimenti nella transizione ecologica della rete di distribuzione.
L’ombra della storia: quel “tradimento” alla visione di Enrico Mattei
Al di là dei tecnicismi finanziari, l’acquisizione di IP da parte di Baku risveglia inevitabilmente i fantasmi di un passato mai del tutto metabolizzato dalla memoria industriale italiana. C’è un paradosso storico che molti analisti e storici dell’energia stanno sollevando in queste ore: la rete IP odierna è formata in grandissima parte da quella che un tempo era la gloriosa rete Agip, il braccio operativo distributivo concepito, difeso e portato al successo da Enrico Mattei.
Fu proprio la stessa API ad aver rilevato formalmente IP nel 2005 dal gruppo Eni. Vedere oggi quel patrimonio infrastrutturale – che Mattei intendeva come strumento di riscatto e di indipendenza dell’Italia nei confronti dei cartelli internazionali – finire sotto il controllo totale di una compagnia di Stato estera viene vissuto da molti come il capitolo finale di un lungo e silenzioso tradimento.
Mattei morì nel misterioso attentato aereo di Bascapè nel 1962 proprio perché combatteva per fare dell’Italia un attore sovrano, capace di trattare da pari a pari con i paesi produttori senza subire la colonizzazione dei propri asset interni. La privatizzazione prima e la successiva vendita all’estero della rete dei distributori simboleggiano la definitiva resa di quel sogno di autonomia strategica. L’Italia, da potenza raffinatrice e decisionale nel Mediterraneo, si riscopre pura terra di conquista logistica per capitali stranieri.
Mentre il dibattito infiamma le aule romane, le stazioni di servizio IP continueranno a erogare carburante lungo le autostrade e nelle città italiane. SOCAR ha già assicurato che manterrà il marchio storico e che lavorerà in continuità con il management locale.
Resta però aperta la questione di fondo che l’inchiesta mette a nudo: in un mondo scosso da crisi geopolitiche e riscritture delle rotte di approvvigionamento, l’Italia ha scelto di affidare le chiavi della sua mobilità quotidiana a un Paese terzo. Una scommessa industriale ad altissimo rischio che ridefinirà il concetto stesso di sicurezza nazionale per i prossimi decenni.


