17/08/2026 – I giornali d’area sovranista cambiano bersaglio: fallito il tentativo di minimizzare la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci, scatta l’offensiva fango contro la redazione con cifre gonfiate e accuse sui costi di produzione e stipendi gonfiati per gli inviati.
Non è bastato il tritolo, non è bastata la solidarietà a denti stretti e non sono bastati i maldestri tentativi di derubricare a “messinscena” o “falso complotto” il drammatico ordigno esploso sotto la casa di Sigfrido Ranucci. Quando la magistratura ha blindato i fatti, confermando che il conduttore di Report era la vittima designata di un disegno criminale orchestrato da Valter Lavitola, la macchina del fango della destra mediatica ha dovuto cambiare bruscamente rotta. Se non si può colpire l’uomo, si colpisce la struttura. Se non si può smontare l’attentato, si smonta il bilancio.
L’ultimo capitolo di questa guerra di logoramento si gioca sulle pagine de Il Tempo, asse portante dell’editoria d’area governativa, che ha lanciato in prima pagina l’inchiesta “Reportopoli”. L’obiettivo? Gli inviati della trasmissione di Rai 3, accusati improvvisamente di percepire “stipendi faraonici” e di gonfiare i conti del servizio pubblico con spese di produzione astronomiche.
La tecnica del “falso totale”: come si smonta un budget
La risposta della redazione di Report non si è fatta attendere ed è arrivata sotto forma di una querela immediata per diffamazione. Il comunicato dei giornalisti svela il trucco contabile utilizzato dal quotidiano romano: spacciare i costi complessivi di realizzazione di un’inchiesta televisiva per lo stipendio netto del singolo professionista.
Il modello di produzione di Report, storicamente, si basa sul principio opposto rispetto agli sprechi denunciati:
Costi vivi scaricati sugli inviati: Le cifre sbandierate dalla destra comprendono i budget operativi dell’intera troupe (operatori, montatori, viaggi, noleggi attrezzature e consulenze legali).
Compensi reali ridotti: Una volta sottratte le spese necessarie a portare a casa l’inchiesta, il guadagno reale del giornalista si rivela perfettamente in linea con i contratti del servizio pubblico.
Risparmio per la Rai: Questo metodo permette a Rai 3 di produrre prime serate ad altissimo impatto d’ascolto a una frazione del costo dei talk show tradizionali in studio.
Dalla bomba al fango: il fine politico
La transizione mediatica dall’attentato ai portafogli degli inviati risponde a una precisa logica politica. Nelle settimane passate, esponenti di primo piano della maggioranza — da Matteo Salvini a Giovanbattista Fazzolari — avevano cavalcato l’indagine sull’esplosione per attaccare Ranucci, chiedendo persino la sospensione dei fondi pubblici alla trasmissione.
Ora che i legali del conduttore hanno querelato chi parlava di “finto attentato”, l’attacco si sposta sul piano dell’invidia sociale. L’obiettivo di testate come Il Tempo e Il Giornale è mutare la percezione pubblica dei cronisti di Report: non più giornalisti sotto scorta o minacciati dai clan per le loro inchieste su Fratelli d’Italia e la criminalità organizzata, ma “privilegiati della casta” che pesano sulle tasche dei contribuenti.
Una fuga di notizie strategica
A rendere il quadro ancora più fosco è l’origine dei dati pubblicati, che provengono chiaramente da un documento interno e strategico della Rai. Una fuga di notizie mirata, probabilmente orchestrata da quella stessa governance di “TeleMeloni” che da mesi cerca il pretesto burocratico per depotenziare o chiudere la trasmissione.
La redazione ha fatto quadrato attorno a Ranucci. Se l’intento della destra era isolare il conduttore sfruttando le vicende giudiziarie, l’effetto è stato l’opposto. La caccia all’inviato dimostra solo una cosa: quando il giornalismo d’inchiesta smette di essere intimidito dalle minacce fisiche, il potere prova a metterlo a tacere toccando i cordoni della borsa. Ma le querele sono già partite, e questa volta i conti rischiano di doverli pagare i diffamatori.


