BARI – Il paradosso di Giorgia Meloni: se il Presidente del Consiglio fa ancora opposizione a nostre spese

C’è un cortocircuito politico che si consuma da mesi sotto i nostri occhi, ma che negli ultimi tempi ha raggiunto livelli difficili da ignorare. È il paradosso di un Capo del Governo che, pur sedendo sulla poltrona più importante di Palazzo Chigi e guidando una maggioranza solidissima, continua a parlare, agire e urlare come se si trovasse ancora sui banchi dell’opposizione. L’ultimo comizio di Bari ne è la prova plastica. Quella che doveva essere una celebrazione istituzionale della longevità del governo si è trasformata, per l’ennesima volta, in un palcoscenico per una propaganda elettorale perenne e non richiesta. La sindrome del “vittimismo di potere”Il primo dovere di chi guida un Paese è unire, o quantomeno governare la complessità. Invece, la strategia comunicativa di Giorgia Meloni sembra incastrata in un loop temporale: la colpa è sempre degli altri.

Che si parli di economia, di sanità o di riforme contestate come l’autonomia differenziata, la narrazione non cambia. Il Presidente del Consiglio non argomenta con i dati della realtà, ma preferisce lo scontro frontale, l’ironia pungente e l’attacco continuo a un’opposizione che – ironia della sorte – in questo momento non ha i numeri per impensierirla. Viene da chiedersi: se hai il pieno controllo del Parlamento, perché passi il tempo a indicare il nemico esterno anziché mostrare i risultati?

Tra televendita e realtà: il nodo della propaganda

Quando la retorica politica si stacca completamente dal Paese reale, il rischio è quello di scivolare in una narrazione che assomiglia più a una televendita che a un bilancio di governo. A Bari, mentre sul palco si lanciavano slogan trionfalistici, le piazze circostanti ricordavano una realtà ben diversa: un Sud che teme i tagli ai servizi, salari fermi e una sanità pubblica in affanno.Fare propaganda va bene in campagna elettorale. Ma quando si è al governo, vendere una realtà parallela senza accettare il dissenso rischia di minare la credibilità delle istituzioni stesse. I cittadini non hanno bisogno di spot continui; hanno bisogno di risposte.

Il dovere dell’unione (questo sconosciuto)

Essere il Presidente del Consiglio significa rappresentare tutti gli italiani, anche quelli che non hanno votato per Fratelli d’Italia. Trasformare ogni occasione pubblica in un’arena per regolare i conti con gli avversari politici non è solo stancante, è profondamente svalutante per il ruolo istituzionale che si ricopre. È giunto il momento che la Premier dismetta i panni della “pasionaria” di parte e indossi quelli, decisamente più complessi ma necessari, di guida della nazione. Perché a furia di gridare al complotto e di fare propaganda non richiesta, si rischia di dimenticare la cosa più importante: che ora al timone ci sono loro. – di Redazione

Commenta per primo

Lascia un commento