L’ITALIA AFFONDA AL DISTRIBUTORE, MA PALAZZO CHIGI GUARDA A CEUTA: CARO-VITA E CHAT SEGRETE, IL TEATRINO CHE DISTRAE DALLA REALTÀ

Mentre le famiglie italiane fanno i conti con la calcolatrice davanti alla pompa di benzina e i bilanci aziendali tremano sotto il peso di un’inflazione che non dà tregua, l’agenda politica della Capitale sembra pericolosamente rapita da una strana forma di strabismo geopolitico. L’ultima emergenza utile a riempire i talk show è diventata Ceuta, l’exclave spagnola in Nordafrica. Giorni di retorica, minacce di sospensione del trattato di Schengen e vertici bilaterali, per poi scoprire – carte alla mano – che la realtà è ben diversa: nessun migrante ha mai lasciato quelle coste per raggiungere la Spagna continentale. Una bolla di sapone. Una colossale, ennesima distrazione di massa.
Nel frattempo, la realtà del Paese reale bussa alle porte di Palazzo Chigi con la violenza delle scadenze quotidiane. I cittadini non arrivano a fine mese non per quello che accade oltre lo Stretto di Gibilterra, ma per quello che si consuma, giorno dopo giorno, nelle loro tasche.
Il governo in carica è chiamato a rispondere di tre nodi cruciali che non possono più essere ignorati o coperti dal rumore di fondo della propaganda:
  • L’illusione delle accise e il cappio del caro-carburante: Il taglio temporaneo di 17 centesimi sulle accise del gasolio, pur necessario, scade il prossimo 5 settembre. È una misura tampone, un’aspirina per curare un’infezione profonda. Senza un piano strutturale e permanente sui prezzi dell’energia, le imprese di trasporto e le famiglie si troveranno di fronte all’ennesima stangata autunnale. L’Italia ha bisogno di una riforma fiscale sui carburanti, non di proroghe mensili vissute col fiato in gola.
  • La trasparenza delle istituzioni contro il gossip di potere: Mentre si consumano fiumi di parole su dossier internazionali secondari, l’opinione pubblica attende risposte chiare sulle questioni che minano la credibilità dello Stato. Le polemiche sulle chat riservate del sottosegretario Delmastro non sono un “problema futile” in sé, ma lo diventano quando vengono gestite come un segreto di palazzo anziché essere chiarite nelle sedi istituzionali. La trasparenza non è un lusso, è il prerequisito per governare.
  • L’agenda delle priorità nazionali: Sanità pubblica al collasso, salari fermi da trent’anni e un tessuto industriale che chiede disperatamente incentivi e sburocratizzazione. Queste sono le vere trincee del Paese. Ogni minuto speso a rincorrere fantasmi migratori all’estero o a fare sponda a polemiche estive è un minuto sottratto alla risoluzione della crisi economica italiana.
Un esecutivo che si professa patriottico ha il dovere morale di dimostrare questo patriottismo non nei confini degli altri, ma nel benessere dei propri cittadini. Governare significa scegliere. E scegliere, oggi, significa rimettere al centro del tavolo il potere d’acquisto degli italiani, il lavoro e la dignità sociale. Il tempo delle distrazioni è scaduto: la benzina costa troppo, i salari valgono troppo poco, e l’Italia non può più aspettare che la politica finisca di guardare altrove.