Si professano difensori della Patria, custodi dell’onore nazionale e della bandiera. Eppure, per la destra radicale di Vox guidata da Santiago Abascal, la Nazione è un concetto sacro solo a parole: nei fatti, le istituzioni democratiche che la sorreggono vengono sistematicamente ridotte a un ring da taverna, calpestando il rispetto istituzionale pur di lucrare sul disagio sociale.
Il recente, durissimo scontro parlamentare tra il leader di Vox e il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez rappresenta l’ennesima linea rossa superata della decenza politica. Non si tratta più di una legittima opposizione ideologica, ma di una strategia metodica: sminuire e delegittimare pubblicamente la figura del capo del governo per capitalizzare la rabbia e strappare potere in vista delle elezioni anticipate. Una ferocia verbale che ha costretto Sánchez a una replica durissima, rimasta nella storia parlamentare: “Lei mi chiama cane. Le dico una cosa, signor Abascal: a differenza sua io sarò anche un cane, però non ho padrone. Quello con il guinzaglio al collo è proprio lei”.
La furia di Abascal non si è fermata davanti a nulla, trasformando i drammi del Paese in armi di propaganda personale su tre fronti emblematici:
1. Il fango sulla tragedia di Ceuta e la retorica xenofoba
Il terreno prediletto della propaganda di Vox resta l’immigrazione, cavalcata senza alcun senso dello Stato. Abascal ha orchestrato durissimi attacchi contro il governo proprio da Ceuta, nel pieno di una complessa crisi migratoria e diplomatica. Invece di fare fronte comune per la sicurezza nazionale, il leader della destra radicale ha accusato Sánchez di essere “ricattato dal Marocco”, arrivando a chiedere un’assurda imputazione per tradimento davanti al Tribunale Supremo. Un attacco frontale che sminuisce il ruolo internazionale della Spagna pur di alimentare una retorica basata esclusivamente su odio e xenofobia.
2. Sciacallaggio sulla pelle dei più deboli: il caso dello sfratto a Madrid
La mancanza di scrupoli istituzionali ha toccato il punto più basso con la strumentalizzazione della crisi immobiliare. Abascal non ha esitato a gettarsi come un avvoltoio sul drammatico caso di María del Carmen Abascal, l’anziana di 87 anni tragicamente deceduta a Madrid dopo essere stata sfrattata a forza. Nonostante la complessità della vicenda giudiziaria, il leader di Vox ha utilizzato questa morte per bollare l’esecutivo come un “governo mafioso e squilibrato”. Un’operazione di puro sciacallaggio politico, volta a demolire l’avversario calpestando il rispetto per il dolore privato e per le istituzioni democratiche.
3. L’attacco alle riforme sociali: la destra contro il popolo
La contraddizione più feroce risiede nel fatto che l’assalto di Abascal punta a distruggere proprio tutto ciò che il governo Sánchez aveva faticosamente costruito a favore del popolo e delle classi più vulnerabili. I decreti d’emergenza bloccati dall’opposizione servivano a calmierare i prezzi degli affitti e a bloccare gli sfratti della povera gente. L’asse della destra minaccia ora di smantellare riforme sociali strutturali che hanno ridato dignità ai lavoratori spagnoli:
- L’innalzamento storico del salario minimo
- La riforma del lavoro contro il precariato selvaggio
- Le tutele per l’uguaglianza e il welfare di prossimità
La strategia del fango delle destre sovraniste
Il comportamento di Abascal mostra il volto più cinico delle moderne destre populiste. Davanti ai flussi migratori regolari, difesi da Sánchez come una risorsa economica e demografica pulita, la destra risponde con i muri; davanti alle riforme per il popolo, risponde con i tagli.
Pur di accorciare le distanze verso il palazzo del governo, Abascal ha scelto la strada del logoramento democratico, un progetto politico che, come ha ricordato il Primo Ministro, “puzza di naftalina, tagli e rancore”. Ma la Spagna e la sua democrazia meritano un’opposizione che sappia confrontarsi sulle idee, non leader pronti a demolire la dignità dello Stato pur di sedersi sulla poltrona del comando.

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