Il Vaticano investe 100 milioni di euro per trasformare 200 ettari delle sue terre a Santa Maria di Galeria, alle porte di Roma, in un gigantesco impianto agrivoltaico da circa 90 Megawatt. L’obiettivo dichiarato da Papa Francesco nella lettera apostolica Fratello Sole è l’autosufficienza energetica della Santa Sede. Tuttavia, l’operazione ha riacceso un dibattito storico: è giusto che uno Stato che professa la povertà e la cura degli ultimi operi come una vera e propria holding finanziaria e industriale?
Ecco l’analisi dei pro, dei contro e delle forti opposizioni che il progetto sta sollevando.
I punti a favore: Sostenibilità e indipendenza
I sostenitori del progetto, in primis i vertici oltretevere, lo considerano una pietra miliare della transizione ecologica.
- Coerenza dottrinale: Il progetto traduce in pratica l’enciclica Laudato si’ sulla cura della “casa comune”, dimostrando che la Chiesa non si limita alle parole ma investe sul futuro del pianeta.
- Nessun costo per i contribuenti italiani: L’opera è interamente finanziata con capitali vaticani. Non peserà sui fondi pubblici italiani né usufruirà degli incentivi del PNRR.
- Innovazione agricola: L’agrivoltaico non cancella la terra coltivabile. I pannelli posizionati in alto proteggono le colture sottostanti dalla siccità e dal clima estremo, unendo la produzione di cibo a quella di energia pulita.
I contro e le critiche morali: “La Chiesa si occupi di altro”
Il nucleo delle critiche tocca la natura stessa delle attività della Santa Sede.
- Crisi d’identità: Per molti fedeli e osservatori, vedere il Vaticano muoversi sul mercato come un colosso dell’energia (stipulando protocolli con multiutility quotate in borsa come ACEA) stride con l’immagine di una “Chiesa povera per i poveri”.
- Priorità finanziarie: Critici interni ed esterni si domandano se una cifra enorme come 100 milioni di euro non avrebbe avuto un impatto evangelico maggiore se destinata direttamente a opere di beneficenza, missioni, ospedali o al sostegno delle povertà globali.
- Il surplus commerciale: Poiché l’impianto produrrà molta più energia del fabbisogno del Vaticano, l’eccesso verrà venduto sulla rete italiana. Questo trasforma di fatto la Santa Sede in un produttore commerciale di energia a scopo di lucro.
Le opposizioni sul territorio: Comitati e Paesaggio
Oltre alle riserve di carattere etico, il progetto deve fare i conti con una dura resistenza locale nel quadrante nord di Roma.
- L’impatto sul paesaggio della campagna romana: Associazioni ambientaliste locali e comitati di cittadini storcono il naso di fronte alla prospettiva di vedere 200 ettari di territorio agricolo parzialmente coperti da distese di specchi di silicio, lamentando la perdita dell’identità visiva dell’area.
- I precedenti con le “onde radio”: La zona di Santa Maria di Galeria ospita già le storiche antenne di Radio Vaticana, al centro in passato di lunghe e aspre battaglie legali con i residenti per i presunti rischi legati all’elettrosmog. Per la popolazione locale, questo nuovo insediamento industriale — seppur “green” — rappresenta l’ennesima servitù imposta unilateralmente da uno Stato estero sul territorio italiano.
Il progetto di Santa Maria di Galeria dimostra che il Vaticano del XXI secolo non può più permettersi di essere solo un’autorità spirituale: per sopravvivere e mantenere la sua immensa macchina burocratica e diplomatica, deve saper gestire il proprio patrimonio con logiche da manager d’azienda. Resta da capire se questa “svolta industriale” avvicinerà la Chiesa agli obiettivi dell’agenda climatica globale o se finirà per allontanarla ulteriormente dal cuore dei suoi fedeli.

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