22/07/2026 – La Giunta per le autorizzazioni alza il muro. La Procura di Roma chiedeva i messaggi tra l’ex sottosegretario e il ristoratore legato al clan Senese. La maggioranza dice di no. E in Parlamento esplode la rivolta.
di Redazione L’Onesto
Un altro muro. L’ennesimo cortocircuito tra politica e magistratura si consuma nelle stanze di Montecitorio, dove la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha appena sbarrato la strada ai magistrati della Capitale. L’oggetto del contendere? I messaggi sul telefono di Andrea Delmastro. I pm romani li considerano un tassello fondamentale per un’inchiesta che scotta, ma per la maggioranza di centrodestra quelle chat devono restare segrete. Blindate.
L’ombra della Camorra e i messaggi negati
Per capire la gravità della situazione bisogna guardare i fatti, quelli che la politica preferirebbe non vedere. L’inchiesta della Procura di Roma ruota attorno alla società Cinque Forchette srl, legata alla nota “Bisteccheria d’Italia”. Gli inquirenti stanno scavando sui rapporti di Mauro Caroccia, ristoratore che i magistrati ritengono essere un prestanome nientemeno che del clan camorristico Senese.
Delmastro non è indagato. Questo va specificato. Ma i suoi contatti e i suoi messaggi con i soci della friggitoria e con lo stesso Caroccia sono finiti sotto i riflettori della Procura. I pm volevano la copia forense di quelle chat per fare chiarezza. La risposta della Giunta della Camera? Un secco “no” a maggioranza, blindato dietro a motivazioni tecniche: richiesta troppo generica, mancanza di limiti temporali, nessuna dimostrazione di “assoluta necessità”. Cavilli che, all’atto pratico, lasciano i magistrati a mani vuote.
Caos in Parlamento: cartelli e occupazione
La decisione ha fatto immediatamente saltare il tappo della tensione politica, trasformando il Parlamento in una polveriera. La protesta più dura è esplosa a Palazzo Madama: i senatori del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del governo, mostrando cartelli con un imperativo categorico: “Fuori le chat”. Una contrapposizione frontale che ha costretto la presidenza a sospendere i lavori.
Durissimo il fronte delle opposizioni. Il M5S accusa apertamente il centrodestra di “proteggere l’esponente politico a scapito della lotta alla criminalità organizzata”, mentre il Partito Democratico denuncia una chiusura totale e ingiustificabile di fronte alle richieste della magistratura.
La trasparenza può attendere (dopo l’estate)
La palla passa adesso all’Aula della Camera, che avrà l’ultima parola su questo voto. Ma i tempi della politica, si sa, sanno essere strategicamente dilatati: il voto definitivo slitterà quasi certamente a dopo la pausa estiva.
Cosa resta ai cittadini? L’ennesima sensazione di un palazzo che si arrocca a difesa dei propri segreti quando l’alleanza tra affari, ristorazione e criminalità organizzata bussa alla porta. Su L’Onesto continueremo a seguire ogni singolo sviluppo, perché la trasparenza non può andare in vacanza.

