Mondiali 2026, tensione ai vertici del calcio. Prima le delegazioni, poi gli allenatori, i calciatori e gli arbitri. E deve ancora cominciare

15/06/2026 – L’edizione dei Mondiali 2026 ha visto il clima surriscaldarsi immediatamente a causa di perquisizioni, visti negati e forti tensioni geopolitiche, in particolar modo dopo l’entrata in vigore di severi controlli d’ingresso. Il torneo si preannuncia tanto spettacolare quanto tormentato fuori dal campo.

Ancor prima che il fischio dell’arbitro iniziasse i Mondiali 2026, scoppia il caos a Città del Messico, dove i sindacati degli insegnanti in sciopero hanno abbattuto e dato alle fiamme le statue dei calciatori installate per l’evento. La protesta della Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación (CNTE) ha preso di mira i simboli commerciali del torneo, distruggendo le installazioni dedicate alle nazionali di Spagna, Francia e Belgio. I manifestanti minacciano ora il blocco totale della manifestazione se il governo della presidente Claudia Sheinbaum non accoglierà le riforme salariali e pensionistiche richieste.

Il Caso delle Perquisizioni e gli Ostacoli agli Ufficiali di Gara
La rigidità delle politiche d’ingresso e di sicurezza ha colpito duramente addetti ai lavori ed ex leggende. Hanno fatto particolarmente discutere i controlli serrati con i cani antidroga subiti da staff e figure di spicco, oltre al clamoroso caso di un arbitro FIFA di livello internazionale (il somalo Omar Abdulkadir Artan) a cui è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti per un seminario.

Tensioni Geopolitiche e Logistiche
Il torneo organizzato da USA, Messico e Canada si sta scontrando con la dura realtà delle relazioni internazionali. La nazionale iraniana, ad esempio, sta affrontando enormi complicazioni logistiche e visti negati per alcuni membri dello staff. A complicare ulteriormente il quadro si sono aggiunte le restrizioni sui voli internazionali, con conseguenti disagi organizzativi e polemiche globali che non accennano a placarsi.

Le polemiche e la reazione di Cannavaro.
I video dei controlli di sicurezza, eseguiti all’Icahn Stadium subito dopo l’arrivo della squadra asiatica (alla sua prima storica partecipazione), hanno fatto rapidamente il giro del mondo sollevando forti critiche sulla durezza delle procedure americane.Nonostante l’iniziale stupore e una battuta rilasciata a caldo (“Ci hanno detto che sono le regole, ma alla fine il controllo è stato fatto solo a noi”), l’ex capitano della Nazionale italiana ha successivamente smorzato i toni per via ufficiale.

L’arbitro internazionale somalo, addirittura rimpatriato.

L’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan è stato formalmente respinto e rimpatriato dalle autorità statunitensi al suo arrivo all’aeroporto internazionale di Miami, vedendo così sfumare il sogno di diventare il primo direttore di gara della Somalia a fischiare in un Mondiale. Nonostante fosse in possesso di un visto regolare e di un passaporto diplomatico, Artan (eletto miglior arbitro africano del 2025 dalla CAF) è stato bloccato alla dogana il 6 giugno.

11 ore di interrogatorio: Gli agenti della U.S. Customs and Border Protection lo hanno trattenuto ponendogli insistenti domande sulla politica somala e sul gruppo terroristico Al-Shabaab. Funzionari governativi statunitensi hanno giustificato l’espulsione parlando di “problemi di sicurezza nazionale” e presunti legami con membri di organizzazioni terroristiche. Inoltre, la Somalia rientra nella lista dei Paesi soggetti al travel ban reintrodotto dall’amministrazione Trump. L’arbitro è stato imbarcato su un volo di ritorno verso Istanbul e da lì rimpatriato a Mogadiscio.

Se queste perquisizioni fossero arrivate dal Qatar o dalla Russia, i nostri telegiornali ne parlerebbero da giorni. Dagli Stati Uniti, invece, quasi silenzio. La domanda sorge spontanea!