Caso Ranucci, la svolta clamorosa: Valter Lavitola confessa in carcere. “Ho ordinato io la bomba, ma volevo aiutarlo”. La reazione della difesa di Ranucci: “Teatro della follia”

12/08/2026 –

Una svolta tanto repentina quanto surreale scuote il mondo del giornalismo e della politica italiana. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi oggi nel carcere romano di Rebibbia, l’ex editore e imprenditore Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. La bomba era esplosa nell’ottobre del 2025 davanti alla residenza del volto di Report a Pomezia.
Ciò che lascia attoniti gli inquirenti della Procura di Roma non è solo la piena ammissione delle responsabilità, ma il grottesco movente sollevato dall’indagato.

Un movente surreale: “Volevo fargli alzare la scorta”
Secondo quanto riferito dal suo legale, Sergio Cola, Lavitola ha confermato in toto l’impianto accusatorio della magistratura, ribaltando però le intenzioni dell’atto:
  • Nessun intento omicida: L’imprenditore ha giurato di non aver mai voluto fare del male a Ranucci.
  • La scusa della protezione: Lavitola ha sostenuto che il giornalista fosse nel mirino di “parecchi e pericolosi tentativi di aggressione”.
  • L’obiettivo finale: Piazzare l’ordigno serviva a generare clamore istituzionale per spingere le autorità a innalzare i livelli della scorta armata a tutela del conduttore di Rai 3.
  • La spinta mediatica: Agli atti dell’inchiesta figurano anche messaggi in cui Lavitola lusingava Ranucci, teorizzando che “più ti attaccano e più ti rafforzi”, delineando un presunto piano per accrescerne la popolarità e lanciarlo in politica.

La dinamica dell’attentato e il metodo mafioso
La confessione convalida il lavoro investigativo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri. L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dalla gip Iole Moricca, contesta a Lavitola reati pesantissimi, tra cui quello di strage con l’aggravante del metodo mafioso.
Le indagini hanno ricostruito i passaggi chiave dell’azione:
  1. Il sopralluogo: Un mese prima dell’esplosione, Lavitola ha effettuato un accurato sopralluogo a Pomezia nei pressi della villa della vittima.
  2. L’intermediario: Per l’operazione sul campo, il faccendiere si è avvalso di un suo dipendente camerunense, Cllesio Tavares Gomez.
  3. Il reclutamento: Tavares (attualmente latitante all’estero) avrebbe assoldato materialmente la banda di quattro esecutori materiali che ha piazzato la bomba.

La reazione della difesa di Ranucci: “Teatro della follia”
Le parole pronunciate oggi a Rebibbia hanno scatenato l’immediata reazione del team legale del giornalista. L’avvocato di Sigfrido Ranucci, Roberto De Vita, ha espresso profondo sconcerto attraverso le agenzie di stampa:
“La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia, se il movente reale fosse effettivamente quello riportato. Anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 confermata negli anni”.
Il rapporto tra la vittima e il carnefice resta uno dei nodi più intricati della vicenda. Ranucci non aveva nascosto di considerare Lavitola un amico e una fonte storica per le sue inchieste, dichiarandosi inizialmente incredulo di fronte ai primi sospetti della Procura.
Il futuro giudiziario e politico del caso
Mentre la politica si divide (con dure prese di posizione della Lega di Matteo Salvini che chiede la rimozione del giornalista dalla guida della trasmissione), il Comitato Etico della Rai monitora la situazione. Resta da capire se i magistrati crederanno alla tesi del “finto attentato a fin di bene” o se dietro la confessione di Lavitola si nascondano scenari ancora più foschi e ricatti incrociati. Una cosa è certa: la realtà, in questa calda estate del 2026, ha superato di gran lunga la sceneggiatura di qualsiasi serie televisiva sul crimine.

Commenta per primo

Lascia un commento